Letteratura

Consiglio di lettura

La pattuglia dei bambini

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La pattuglia dei bambini, recensione

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Ciao a tutti sono Elettra Nicodemi di Inside The Staircase il cultural web magazine che trovate online all’indirizzo insidethestaircase com; come sapete su Inside c’è anche una sezione Letteratura e dunque oggi vorrei parlarvi di un libro.

Il libro di cui vi vorrei parlare è edito Einaudi fa parte della collana stile libero big costa 19 euro ma io per esempio l’ho trovato in biblioteca poi dunque sicuramente c’è anche la versione ebook magari verificate su insomma il portale che preferite usare poi allora in copertina c’è progetto grafico di Riccardo Falcinelli foto di Steve Mc Curry copyright Magnum Contrasto insomma il titolo l’avete visto è questo qua La pattuglia dei bambini di Deepa Anappara, mi scuso per la pronuncia per il fatto che questo è un nome indiano infatti si tratta di una scrittrice indiana nata e cresciuta in Kerala nell’India meridionale che ha lavorato anche come giornalista sia Mumbai che a Delhi.

E è tradotta in 22 paesi, ha ricevuto, ha vinto, insomma, numerosi premi e sono proprio i suoi reportage sulla povertà e sull’impatto che la povertà sulle vite dei bambini che hanno ispirato questo testo, questo romanzo, intitolato La pattuglia dei bambini.

Allora non ho intenzione di farvi la recensione strettamente intendo ecco strettamente legata al riassunto ecco non mi interessa farvi un riassunto, mi interessa più che altro focalizzare l’attenzione su questo libro perché a me personalmente è piaciuto, è piaciuto molto l’ho trovato assolutamente apprezzabile diciamo così ci sono tanti dialoghi che non è che sia di per sé una una cosa assolutamente apprezzabile; è uno stile questo con cui è scritto che è estremamente scorrevole, narrativo, insomma decisamente apprezzabile.

Mi preme ecco sottolineare una parte in particolare di questo libro quella in cui viene raccontato del… di questa discrepanza fra i ricchi e poveri anzi fra i poveri e i ricchi e Deepa Anappara racconta che una volta dice attraverso il suo personaggio naturalmente comunque dice che una volta c’era più osmosi fra i ricchi e i poveri, io naturalmente lo riferisco con le mie parole, e che comunque, praticamente ecco, i poveri e i ricchi vivevano sullo stesso diciamo così non dico proprio sullo stesso piano però vivono molto più vicini rispetto a come sono le cose attualmente e dunque c’era più compenetrazione nel senso che i poveri erano meno poveri e ricchi erano meno ricchi nel senso che con il fatto che i poveri e i ricchi vivevano molto più vicini ecco nel momento in cui un ricco aveva qualche cosa di più fosse anche un rimasuglio di minestra un tozzo di pane in più fosse anche a qualche cosa ecco di comunque di povero di tutto sommato diciamo pure misero ecco in quel momento poteva darlo lo dava ecco lo davano direttamente ai poveri che naturalmente accettavano ben contenti diciamo così di magari avere una razione in più di cibo, avere qualche cosa di magari dismesso, immagino, che possa essere comunque ancora utilizzabile e Deepa Anappara racconta invece ora che in India i ricchi vivono nei quartieri per ricchi e che sono diciamo così protetti da guardiani che sono protetti da mura che sono protetti da cancellate che hanno i guardiani alla porta e portoni degli ingressi che vivono ville, che si muovono solo in grandi macchine e che quindi ora che la distanza fra ricchi e poveri, fra poveri ricchi è aumentata i poveri sono ancora più poveri e i ricchi sono ancora più ricchi perché praticamente tutto quello che era la piccola beneficenza che veniva fatta quotidianamente è andata a, dico io, a farsi friggere, perché ovviamente non c’è più contatto e questo porta anche a una conseguenza in seconda battuta ovvero i bambini, scusate “i ricchi” non sentono più, non vedono più i poveri nel senso che ecco Deepa Anappara racconta che addirittura per chiedere l’elemosina, i poveri saltano sui parabrezza delle auto, delle auto dei ricchi, i ricchi azionano i tergicristalli per toglierli di mezzo e per appunto scacciarli e dice che loro lo fanno, che i poveri ecco lo fanno perché non sono più visti quindi agli angoli della strada non vengono più visti praticamente suppongo che i ricchi non passano nemmeno più nelle strade dove ci sono i poveri e quindi l’unico modo che hanno per attirare l’attenzione e per provare ad avere dell’elemosina è quella di di fare degli atti così, diciamo così… .

Come si potrebbe dire? Forti, no? Degli atti che sono sono fatti per farsi per farsi vedere per riuscire ad attirare l’attenzione e dunque ecco; considerando la situazione migranti che al giorno d’oggi specialmente in Italia per il fatto che ecco io abito in Italia sono italiana quindi vedo la mia realtà qui nella mia città anche e vedo anche mi è capitato anche in passato di vedere del degli atteggiamenti di forte presa di distanza rispetto a quelli che si potrebbero chiamare i poveri o comunque ai migranti o comunque persone che in realtà secondo me non andrebbero tenute a distanza ma piuttosto bisognerebbe cercare di integrare e sicuramente, ecco, l’atteggiamento di compassione io noto che è venuto meno è venuto meno rispetto che sò ai tempi dei miei nonni, ecco, mi sembra che ci sia molta mitridizzazione rispetto alla povertà e al rispetto a chi chiede aiuto in maniera umile certo l’accattonaggio è un reato e certo quello che sì si può dire in merito sul piano del diritto, tuttavia la compassione umana quella io penso che sia salvaguardata anche dal diritto e che sia comunque un atto di bontà, un atto minimo che uno che uno fa e che di certo con quello non pretende di… .

Che so io di… di cambiare le cose o di salvare il mondo, tuttavia insomma può dare qualche cosa di positivo a mio avviso e insomma ci sarebbero probabilmente tante cose da dire che mi aspetto magari attraverso i commenti al video di poter, di poter vedere ecco, tutte le cose che ci sono, che ci sarebbero da dire in merito.

Io restringerei però il campo appunto a una discussione sul testo eventualmente questo qua di Deepa Anappara in particolare rispetto a questo tema cioè alla distanza che si va a creare fra i poveri e ricchi, no, quindi questo trincerarsi dietro delle sicurezze che possono essere degli altri cancelli o delle siepi fitte che ho delle macchine blindate o comunque delle macchine ecco per dire chiuse in cui si passa attraverso la città dimenticando i poveri e le persone bisognose, poi veramente i bisogni, il bisogno sociale che si nasconde dietro a tante cose che che compongono la nostra civiltà umana.

Qui il The Guardian dice “potente, unico, smagliante” penso che sia una descrizione estremamente sintetica e anche condivisibile, mi piace pensare lasciarvi con un’altra immagine ancora che c’è in questo libro è che è una piccola immagine “finale”, no?

una piccola immagine “finale”, no?

Praticamente questi bambini con cui noi attraversiamo le pagine del libro e che con i quali andiamo a scoprire il mistero no che che Deepa mette in campo raccontano di come la televisione parli diciamo così dalla parte dei ricchi, no? Anche nelle case dei poveri cioè nel senso questa è una mia ovviamente ora mia la mia prova di sintesi, però leggete leggetelo se vi incuriosisce per capire a che cosa mi riferisco nel senso che i bambini di queste baracche in cui vivono riescono ad accedere a una televisione in quel mentre, alla fine del libro, no, c’è la l’inviata insomma la giornalista che chiede le baraccopoli dobbiamo distruggerle, chiediamo ai nostri telespettatori se queste baraccopoli devono essere distrutte secondo loro.

E lì secondo me c’è qualche cosa che si muove, perché cioè tu a quel punto, alla fine del libro -e vi ripeto queste storie un’immagine quindi non penso che si tratti di spoiler ok? Perché in passato sono stata, non io, ma lo stesso, non sono stata tacciata io, ma sono stata testimone di grandi… di grande rabbia verso chi spoilera, cioè contro chi racconta il finale, io non vi sto raccontando il finale solo una piccolissima immagine che c’è in fondo su cui appunto ho il piacere di provare a mettere l’accento anzi l'”accento”- allora ecco secondo me.

Ripeto quel momento muove qualcosa perché tu lettore, almeno io, sono dalla parte dei bambini ovviamente, dei ragazzi che sono i protagonisti della storia che portano avanti la vicenda e che naturalmente vivono in queste case estremamente povere e come si potrebbe dire anche uno si sente all’interno di una situazione familiare, no? Perché Deepa Anappara nel corso del testo racconta che i bambini venivano mandati fuori di casa certe volte anche senza ragione perché la casa molto spesso era troppo piccola per far stare tutti i figli all’interno e poi racconta, racconta tante cose durante questa storia che è una grossa avventura ed è anche assolutamente profondamente tragica per il fatto che ci sono dei… ci sono dei morti e quindi insomma degli assassini anche ecco.

E insomma questi bambini tornano per così dire a casa e la casa per quanto povera si è comunque è diventata anche per il lettore un luogo sicuro un luogo seppur povero che è familiare, che protegge rispetto all’orrore che c’è fuori da queste da questi, chiamiamoli “tuguri”, anche se non mi interessa la sfumatura di negatività o altro, e però secondo me si vede, no, la visione così da parte dei ricchi quindi di quelli che sono al di là delle cancellate che sono dentro le limousine, che sono dentro i palazzi con i guardiani e sembrerebbe un commento che un qualsiasi reporter potrebbe fare, ma che è completamente privo di umanità e privo di quella che si potrebbe chiamare l’emozione, l’emotività, il sentimento che che c’è in chi vive realmente in queste case e che sono appunto le baraccopoli che ci sono purtroppo in tanti, in tanti paesi ecco “purtroppo” nel senso che, secondo me, si dovrebbe cercare, no, di migliorare la situazione probabilmente senza prendere quel distacco, no, di dire distruggo una realtà e qualche cosa che comunque cova umanità e quindi ecco, nulla.

La mia recensione completamente libera io non conosco Deepa Anappara assolutamente nessuno di altri legato a questo libro, l’ho trovato per caso in biblioteca quando ancora potevo entrare in biblioteca, che mi è stato detto che non posso entrare.

Prossimamente, considerazioni e saluti

A partire dal 6 agosto di quest’anno 2021 non posso accedere in biblioteca nemmeno ecco nella zona perimetrale antistante al bancone dunque una eventualità come è successo in questo caso di così come si potrebbe dire, casualità del trovare il libro non potrà avvenire di nuovo magari potrà avvenire cercando su cataloghi online oppure cercando sempre appunto nelle librerie online, però ecco per prendere questo libro o siccome avevo altri da riportarne dopodiché sono entrata oltre alla porta a vetri della biblioteca c’erano un paio di scaffali ho dato un’occhiata a destra e a manca e ne ho preso uno ecco questo libro che ripeto mi è piaciuto e penso che possa essere una valida compagnia di lettura.


Staremo a vedere cosa vi consiglierò in futuro sempre che io trovi altri libri che mi piacciono perché molto spesso li leggo e insomma non è che via si leggono ma poi dopo si rimettono sullo scaffale o quel che è, quindi, come al solito, vi saluto con un grande abbraccio e vi auguro buona navigazione su Inside The Staircase ancora non mi decido a passare tutto il file sul server… sì scusate sul “software” che fa mettere il nome, ho provato però, come scusante, ho provato un software di registrazione online che probabilmente mi avrebbe permesso di mettere il nome proprio nel momento stesso in cui stavo facendo la registrazione, ma con scarso successo, insomma praticamente non è stato lanciato ecco quindi sono tornata alla buona vecchia registrazione tramite telecamera integrata nello smartphone perciò anche questa volta vi scriverò il mio nome però ho notato l’altra volta che praticamente devo scriverlo a rovescio perché voi lo vediate dal dritto e quindi lo scriverò a rovescio ho solo una matita rosa a mano perciò se non mi volete vedere sparire per prendere una penna poco lontano è perché le ho qui vicino però insomma penso che vada bene anche la matita rosa sempre rovescio lo scrivo ok

Il canale video su cui è caricato questo video è lo stesso cioè ha lo stesso nome del sito internet quindi insomma non sarà poi così difficile trovare il sito e i miei contatti.

Ok dunque io sono Elettra Nicodemi e questo è il sito Inside The Staircase com.

Ok, allora buona lettura e buon proseguimento e arrivederci, ciao!.


I figli del capitano Grant III

Recensione video

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Vi parlo ora di questo libro di Jules Verne, I figli del Capitano Grant III, di cui come potete vedere ne posseggo una copia in edizione cartacea e per di più con copertina cartonata; si tratta di una collezione Hetzel con illustrazioni di MM Riou e devo dire ne vado davvero molto fiera perché sembra, no, mi dà l’idea che sia un vero e proprio libro di una volta e infatti tra l’altro si tratta di un classico della letteratura.

Allora come dicevo questo libro è di Jules Verne o meglio è stato scritto da Jules Verne e perciò già di per sé avrebbe merito di essere recensito e prima di tutto letto, i libri di Jules Verne sono infatti dei classici, ovvero dei libri che in qualsiasi tempo, in qualsiasi luogo, per qualsiasi motivo vengano letti e per di più in qualsiasi età uno li legga, rimangono pieni di significato, di bellissime immagini e soprattutto, per me, di emozioni e dinamiche che restano attuali, in alcuni casi, no, è possibile trovarsi davanti, leggendo, a un fatto tal quale, che uno dice, No! Non è possibile! Quella cosa che è successa a me è successa anche al ciccio protagonista di questo tomo, in altri casi invece è molto molto molto facile, attualizzare una vicenda accaduta ad altri, notando però anche aspetti ai quali magari non avevamo pensato in via immediata e che perciò, si potrebbe dire dire, attraverso il filtro del libro, uno coglie e apprezza o a volte anche, uno potrebbe trovarsi nella situazione di essere messo in guardia, no, perché? Perché lo scrittore ,comunque di solito persona creativa e saggia, ha evidenziato, e inoltre siamo efficamente posti di fronte ad una eventualità possibile, no, a cui magari per mille motivi non avevamo pensato, non era uno scenario tra i mille e quindi restiamo stupiti e con una idea in più, più o meno buona.

Ora, sempre come detto, vi dicevo che questo libro è di Jules Verne, ma no nel senso, avete già sentito tutti parlare di Jules Verne, se no, cioé non ci credo, o comunque dite di sì, è uno scrittore che conoscono tutti, quindi anche se per caso davvero non lo conoscete lasciate perdere e dite, Sì certo, poi per carità guardate tipo Ritorno al futuro, perché è lo scrittore preferito sia di Doc che di Clara, quindi anche loro già nel diciamo 1885 nel film ne parlano quindi come dire cioé è uno scrittore tipo eterno, no, la gente tipo lo ha già sentito nominare almeno perché poi ci sono anche tanti film ispirati ai suoi libri, in ogni caso lui è, insieme a Isaac Asimov, il padre della fantascienza, per esempio il capitano Nemo viene da lui, da Jules Verne; poi il giro del mondo in Ottanata giorni, di cui hanno fatto anche film libermente ispirati tipo con Arnold Schwarznegger, è in realtà in origine un suo libro, no, di Jules Verne e quindi poi tantissimi altri tipo Dalla Terra alla Luna, chi non ha mai pensato di andare sulla Luna? Per spiegarmi, essere tipo il padre della fantascienza significa mezzo che tutto quello che i grandi, cioè gli adulti ecco, cercano di fare, più o meno è perché sono stati flesciati da questa roba, quindi ok se non lo conoscevate ora, lo conoscete, poi magari boh avete tempo di approfondire di leggere per esempio la saga de I figli del Capitano Grant.

La saga de I figli del Capitano Grant.

Sono tipo tre libri, o almeno io ne ho tre, i figli del Capitano Grant, i figli del capitano Grant II e poi i figli del capitano Grant III, questo che appunto vi consiglio, perché uno dice ma gli altri due? Sì va bene gli altri due se uno poi è curioso di sapere il resto della storia che legge e che non sa cosa è successo prima, poi se li può sempre leggere, no, non è che è proibito, uno se li legge e bon, si toglie le curiosità, sennò ovviamente se per dire uno ha l’impostazione, no, che deve sapere le cose per ordine ovviamente inizia dall’uno e così è tutto più lineare però non è detto che la curiosità sia del tutto soddisfatta iniziando dall’uno, in generale ecco, infatti, ecco, secondo me, cioè ovviamente non è che si inizia a leggere da quando i figli del capitano Grant, sono nati, ora questo ecco anche questo potrebbe sembrare uno spoiler, no, nel senso se uno per dire mi dà retta e, oppure così per sbaglio, inizia dal tre, ovviamente gli ho spoilerato che non è che a pagina uno del libro primo si trova i figli che vagiscono, quindi potrebbe essere considerato un mezzo spoiler che uno si era fatto il film mentale di iniziare la storia con questi figli bimbetti o chessò addirittura quanto il signor capitano Grant e… decide di avere dei figli e quindi, secondo alcune scuole di pensiero, ovviamente l’inizio sta nel momento in cui uno prende coscienza di una volontà, e secondo alcune tribù per dire il bambino è già presente nel momento in cui la mamma recandosi in meditazione, riconosce una melodia e perciò poi questa melodia accompagnerà il piccolo nel concepimento e quindi il bambino esiste ancora prima di essere concepito perché si manifesta alla mamma prima, quindi con la melodia che poi appunto accompagnerà il piccolo durante la crescita come ninna nanna e poi per tutta la vita come canzone di appartenenza e poi addirittura dopo la morte perché i cari della persona gli canteranno quella canzone per salutarlo quando sta andando nell’aldilà, quindi ok, io vi consiglio di iniziare dal tre, fate come vi pare, penso che sia un diritto in ogni caso iniziare da dove uno preferisce poi casomai iniziare di nuovo o rileggere tipo dopo un po’ di tempo, magari daccapo, bisogna un po’ vedere uno se è più uno scopritore come lettore o se… è più uno che potrei chiamare per esempio un accompagnatore dello scrittore e perciò, ecco, preferisce leggersi una saga partendo dall’ultimo libro o partendo da metà oppure tassativamente deve iniziare dal primo; poi alla fine in realtà può essere anche che sono fasi, uno in un periodo della sua vita è scopritore e in un altro è accompagnatore così alternativamente, dipende (potrebbe anche essere passeggero, se lo scrittore è un pilota).

Comunque parlando di questo libro in sé e per sé penso che è, a livello di letteratura, un libro del mio genere preferito, no, nel senso che i libri di avventura, assolutamente sono quelli, ecco, i miei preferiti e dunque facendo dei punti, a, è un libro di avventure, b, vanno in un posto fighissimo in cui vorrei andare tra l’altro perché c’è la Coppa America tipo da un bel po’ e niente sapete che sono appassionata del trofeo, poi appunto racconta di un viaggio su una nave di un vero lupo di mare un certo Willy, in realtà si chiama Will, insomma Will Halley che è del tutto un personaggio tipo stra-secondario, se uno capisce quello che intendo, un tizio che, niente assolutamente, null di rilevante nelle linee narrative della storia, insomma un personaggio che appare per un breve pezzo poi scompare e che però dà l’idea di come Jules Verne sia allucinante, troppo vero.

Willy, un vero lupo di mare, burbero, così che ha una nave, un bric, in gergo tecnico, e cioé, a caso, loro prendono un passaggio, no, su questa imbarcazione che in realtà trasporta pellami e loro, cioè la compagnia dei tipi che vabbè stanno andando a cercare il capitano Grant che accidenpoli è andato a farsi friggere, tipo prima, e loro lo stanno cercando perché hanno, ecco, ragione di ritenere che sia ancora vivo, non dirò altro, ecco quindi praticamente il tizio Will willy gli dice una roba tipo, al molo prima di mezzogiorno poi te lo vedi guercio da un occhio, le labbra nere perché fuma la pipa, una specie così di lupo di mare terribile e assolutamente super glamour e insomma, no, lui già, no, ha intascato la caparra, no, 25 lire, la metà del prezzo per andare di là, per portarli in Nuova Zelanda, e gli dice così dice loro “a bordo prima di mezzogiorno, ci siate o no levo l’ancora”, cioé Will è troppo un personaggio allucinante perché poi tra l’altro ci sono tutti questi tizi a modo e lui è un vero lupo di mare è il capitano del Macquarie, la sua nave di pellami e tu, lettore, sai che li porta di là solo per fargli un favore, che tra loro e le pelli del Macquarie non c’è paragone, infatti cioé se a mezzogiorno sono a bordo bene, sennò per lui è uguale, fine della storia.

E appunto invece la storia continua e ci sono solo un altro paio di punti o meglio almeno altri tre che evidenzio sul testo, cioè tre punti, tre non due, almeno tre, meno non mi pare si riesca a sintetizzare.

I maori e le donne, tabù e quell’uccellino di nome kiwi

Non ricordo a quale lettera ero arrivata mi pare alla b, quindi diciamo, c, terzo punto, praticamente possiamo vedere come gli indigeni maori nella descrizione di Jules Verne penso, cioè mi pare di capire che considerano le due donne, della compagnia in cerca di Grant, che sono tipo, roba che, come dire, sacrificabili ecco, quindi si vede dall’altro lato la galanteria degli altri tizi della compagnia che cerca di fare capire ai maori che da loro le donne sono persone molto importanti, perciò giustamente rifiutando di farle uccidere così a caso dai maori, perché come dire da noi non si può fare di uccidere due donne, cioè in realtà nemmeno una, no, comunque ecco non si può e perciò, poi se la cavano, diversamente, e comunque devo dire che questa galanteria, questa che chiamo così, è presente in Jules Verne il quale non manca di farla notare ogni volta che, scrivendo le avventure dei suoi vari personaggi, si trovi a incappare in tribù o insomma in civiltà che praticamente considerano le donne come oggetti e quindi per esempio, mi spiego, anche in il giro del mondo in ottanta giorni, Phineas Fogg e il suo aiutante incappano in un, praticamente nel viaggio, trovano un funerale e in questo funerale di un uomo, in India, praticamente nel rito, è compresa la moglie del morto, cioè la vedova andava bruciata nella stessa pira del marito, e la ragazza neo-vedova, ecco probabilmente non sentendo tutto questo trasporto per essere bruciata viva in una pira con il marito morto, ecco, va bè il resto non ve lo racconto, insomma però è un tratto caratteristico di Jules Verne secondo me, salvare o meglio -evitare- che ci siano assassini di donne per qualsiasi motivo, motivi vari, insomma quindi concluso il punto terzo, passiamo così al quarto punto, d.

D, tabù

Il tabù è un elemento che troviamo in questo libro, i figli del capitano Grant III, perché c’è un personaggio che essendo investito di poteri si potrebbe dire stregoneschi, legati alla capacità di guarire, ed essendo egli anche il capo del villaggio, questi può proclamare il tabù, il tabù su cose o persone a sua discrezione il che praticamente comporta la cessazione completa dell’interazione sulla cosa coperta da tabù, sia essa per dire, argomento, oggetto, persona, animale qualsiasi e, bon, vorrei sottolinearlo perché il tabù è una categoria di pensiero nella quale secondo me ogni tanto ognuno normalmente incorre anche senza fare caso di averlo fatto, e poi perché ci sono degli argomenti, degli oggetti che sono tabù, e magari non ci avevamo mai fatto caso, nel senso che essendo tabù, non se ne parla, e quindi poi restano ovviamente nel non-elaborato e perciò io credo che si lascino in un territorio che può essere saccheggiato e quindi, per esempio, persone influenti potrebbero tirare fuori un discorso come un coniglio dal cappello e abbacinare tutti coloro che non vi avevano mai rivolto attenzione perché fuori dai radar normalmente e poi purtropppo manipolare il tabù, facendo perdere il lume che ha reso tabù il tabù, insomma vabbé sono certa di non essermi spiegata comunque ci sono tanti libri e autori che parlano dei tabù, vedete voi, io passerei ora al terzo quarto quinto, al quinto punto.

e, Kiwi

Allora dicevamo, cioè dicevo io, Jules Verne scrive nell’Ottocento, quindi, all’epoca, un libro di avventure che raccontava anche ovviamente di paesi lontani, esotici, con flora e fauna diversa da quella europea era un vero e proprio tesoro, una, penso che si può dire, una giuggiola da saltare di gioia, un po’ come per me le foto di Steve Mc Curry e di Annie Leibovitz.

Quindi praticamente Jules racconta la flora e la fauna specialmente quella edibile, infatti i nostri eroi sono per così dire affamati specialmente a un certo punto della storia, no, quindi loro cercano di procacciarsi qualcosa da mettere sotto i denti e, a un certo punto, questo personaggio trova due uccellini, senza ali e con il becco di beccaccia e quattro dita, cioè le zampe sono formate da quattro dita e le ali sono atrofizzate come quelle delle galline per intendersi, questo paio di volatili si legge nel libro, sono simili a delle gallinelle, e vengono ritrovati in un nido fatto di radici; in questa collezione Herzel che ho io, si vede il disegno, tra l’altro, comunque Jules Verne da narratore esterno racconta del fatto che quello è l’Apterix australis, noto con il nome di kiwi e che è un animale appartenete alla Nuova Zelanda tanto che se pur si sia tentato di portarlo nei giardini europei, non sopravvive al di fuori del suo paese per lo più.

Buona lettura a tutti e buon proseguimento su Inside The Staircase, ciao.

Il principe e il povero

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Vi presento questo libro di Mark Twain, intitolato Il principe e il povero di cui ho una copia in edizione Mammuth di Newton &Compton, si tratta di questo libretto azzurro che vi mostro e che è stato stampato nel 2015, tradotto in italiano da e pubblicato in origine originale nel 1881.

Questo l’ho comprato online qualche tempo fa, mi piacerebbe sapere se esistono ancora copie della prima edizione, così per curiosità, ecco, in commercio intendo, ma la mia curiosità non va tanto in là da informarmi in merito, se non a tempo perso, ovvero come faccio di solito in merito a un mucchio di altre cose, attendo di saperlo per caso, in modo più o meno fortuito a seconda della vicenda di cui mi informo, ecco, semplicemente tenendo un orecchio aperto sulla questione oppure affidandomi alle impostazioni che non mi rinchiudono in una filter bubble, e dunque evitando che la rete mi presenti solo informazioni che mi interessano, infatti le cose che mi interessano, come in questo caso, sono molte di più di quelle di cui mi informo attivamente, così per la maggior parte del tempo me ne sto lì, no, come un ragnetto nella ragnatela a aspettare che qualche corda vibri in maniera “inattesa”.

Sapete che in generale io mi interesso più di pittura che di letteratura, anche se per me entrambe sono ecco entrambe sono una si potrebbe chiamare manifestazione della filosofia, del modo di pensare e della cultura che esiste in un determinato periodo e entro certe condizioni geografiche, politiche, conviviali, attraverso persone particolarmente sensibili, ovvero gli artisti, siano essi scrittori, pittori, scultori, musicisti, predicatori, e altro.

Poi chissà che qualche volta non riesca a capitare in una fiera degli antiquari di libri o in un vero e proprio negozio di libri antichi per chiedere lume ad esperti, ci sarà occasione, mi auguro.

Veniamo comunque allo scambio di persona che è al centro della storia; sono indecisa a dire il vero, non so se sia proprio lo scambio di persona chiave del libro, oppure se sarebbe bene ritenere che sia il fatto che i sogni si avverano il vero fulcro della storia.

a) i sogni si avverano

Infatti il sogno di Tom, in principio era quello di essere un principe, mentre quello di Edoardo di provare la vita vera, poi le cose precipitano, ma comunque per un caso fortuito uno è il doppleganger dell’altro e i due si assomigliano così tanto da un punto di vista fisico che, ecco, poi succede qualcosa come dire davanti allo specchio, cioé davanti ai nostri occhi di lettori, qualcosa tale che, non voglio dire di più, vi prego so che ora voi mi ascoltate, pendete dalle mie labbra, ma abbiate pazienza proprio non posso perché poi dopo…il solito discorso dello spoiler, finisce che poi… non dico che rischio di trovarmi in grossi guai, nie nie nie, ma quasi e dunque poi vediamo durante la vicenda quello che potremmo chiamare l’incarnazione del detto che l’abito non fa il monaco, affatto.

Diciamo così, o meglio dico io così, la narrazione ha un intreccio arrangiato in modo da lasciare spazio a due linee narrative distinte, con un narratore esterno che mette in pausa una poi l’altra, fino a riunire le vicende nel finale.

Un libri bellissimo e, un classico caso in cui il narratore è un pilota, come dicevo in un altro video, ci sono lettori scopritori e lettori accompagnatori, poi ci son i casi in cui c’è da allaciarsi la cintura di sicurezza perché appunto come in questo caso, Mark Twain, pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, è un pilota, uno dei più grandi piloti statunitensi del secolo XIX, meritatatamente anche a distanza di due secoli.

Racconta di personaggi storici, tra cui Edoardo VI d’Inghilterra (co-protagonista insieme al giovane Tom Canty), poi Enrico VIII un re che è tra i più noti tra quelli di Inghilterra o meglio uno dei re che segnò la storia inglese durante il suo periodo di regno (dal 1509-al 1547), no, in modo molto significativo, ma devo dire che più che famoso, direi famigerato, d’altra parte il processo per alto tradimento e stregoneria che venne fatto alla moglie Anna Bolena è stato molto chiaccherato e anche agli stessi inglesi non è sfuggito essere alquanto pretestuoso, poi considerata la conseguente condanna a morte della poveretta, moglie di Enrico VIII il quale dopo ne ebbe altre, di mogli, per un totale di sei, sempre per questioni dinastiche in caccia di un figlio maschio.

Enrico VIII Tudor a sua volta era figlio di Edoardo VII, il primo della dinastia Tudor al trono Inglese, tra le varie cose che fece re Enrico, proclamò l’unione dell’Inghilterra con il Galles, lo scioglimento dei monasteri che si erano formati specialmente nel XIII secolo, un paio di secoli prima, come risposta al nuovo bisogno di vicinanza al Nuovo Testamento che si era acceso nei fedeli dopo che il papa Innocenzo III ebbe proclamato la riforma ecclesiastica, molto severa, specialmente nella separazione netta del clero dal popolo che era stata prevista, ecco, comunque Enrico VIII proclamò uno scisma con la Santa chiesa cattolica.

Dicono, probabilmente sempre per un fattore di libertà di manovra rispetto al papa, e specialmente rispetto al matrimonio, infatti Enrico VIII che sarebbe il padre di Edoardo VI, avrebbe avuto bisogno di accedere a quell’istituto giuridico che oggi chiamo divorzio, e ecco, con il matrimonio religioso cattolico, il divorzio non era affatto possibile.

Eppure è interessante il fatto che proprio lui Enrico, ebbe una forte reticenza contro un altro riformatore, Lutero, tanto che nel 1521 papa Leone X, il papa famoso o meglio anche in questo caso, famigerato, per la pratica delle indulgenze per la cosiddetta fabbrica di San Pietro, insomma Leone X , lo aveva proclamato con il titolo di Difensor Fidei, cioè difensore della fede, proprio perché aveva osteggiato Lutero il quale nel 1517 affisse le tesi alla cattedrale di Gutenberg, causando poi lo scisma luterano del 1522, dunque fatto tutto questo excursus storico, poi in realtà come dicevo in principio, è più che altro il figlio di Enrico, Edoardo VI, che è protagonista della vicenda, anche se per una buona metà del libro Enrico VIII compare, come reggente e appunto come babbo di Edoardo il quale sembra essere rincitrullito, ma perché in realtà c’è stato lo scambio di persona con Tom.

Dunque il libro propriamente è ambientato all’epoca di Enrico VIII, ovvero mostra la società all’epoca di Enrico VIII e poi, in modo fantasioso, le vicende che portarono al cambiamento a tratti radicale che il regno di Edoardo VI promosse.

A proposito avete, dicevo prima, che Enrico VIII venne proclamato Defensor fidei da papa Leone X, ma avete mai visto il ritratto di Leone X? L’hanno restaurato che è poco, si trova alla Galleria degli Uffizi a Firenze, è il ritratto di papa Leone X tra i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, un olio su tavola di Raffaello del 1518; è davvero molto bello, come c’è da aspettarsi, Raffaello infatti è considerato normalmente nella storia dell’arte, come diciamo il primo pittore che propone nei ritratti una introspezione psicologica, in modo rivoluzionario rispetto, diciamo a come si dipingeva normalmente nel secolo precedente, insoma ora si rischia che mi metto a parlarvi di arte a tutto spiano, comunque sul sito, Inside The Staircase, trovate un mio articolo dedicato a Raffaello Sanzio che penso potrebbe essere interessante anche per chi non è cultore della materia, perché ha un tono divulgativo, e dunque accessibile, trovate anche dei video su questo pittore, o nell’articolo o direttamente qui sul canale youtube.

Alla fine del video, solo selezionate il rettangolo con su scritto Editoriale, e cercate tra quella risma di video, Editoriale su Raffaello Sanzio, ma ora torniamo a Tom Canty e a Edoardo VI, ovvero a il principe e il povero o viceversa via.

a) Ambientato durante il regno di Enrico VIII

L’ambientazione storica mostra la società dell’epoca segnata da miseria, soprusi, forte disparità e violenza; come ben si capisce dalle vicende che si succedono nella storia immaginaria di Mark Twain.

Penso che questo libro sia un testo capitale perché seppur non contempraneo alle vicende, penso mostri la società dell’epoca di Enrico VIII in maniera attendibile e, come dire, permette di ridimensionare gli errori di anacronismo quando ci poniamo a vedere le vicende dell’epoca, e perciò permette di capire l’epoca del XVI secolo in cui la società era profondamente legata alla vendetta e alla prepotenza e alla violenza, il che crea quella particolare condizione che io definirei, del cane che si morde la coda, lasciatemi fare un poco il filosofo, è lapalissiano, la violenza chiama violenza, l’ignoranza chiama ignoranza, la cattiveria chiama cattiveria, e poi la cosa si incrocia, ovvero l’ignoranza chiama cattiveria, e l’ignoranza impoverisce i costumi e l’animo,

Con il risultato di imbarbarire sempre più i costumi dei non abbienti e foderando di prosciutto a fette sempre più spesse gli occhi degli altri, i potenti, che loro malgrado, nuotando in oro quanto meno non meritato, ma più che altro estorto, molto rapidamente perderanno sempre di più il contatto con la realtà e il calore dell’amore e della grazia di Dio, peggiorando ulteriormente la condizione generale, come ecco, no, spesso succede in tutte le epoche e in tutti i paesi, a meno che non ci sia una azione uguale e contraria che ponga una soluzione alternativa al morso della coda, ovvero la fiducia, il ben volere e la comprensione, la misericordia, e la pietà, e l’amnistia, e la generosità, insomma le condizioni, ecco, per la pace, no?.

Come si legge in nota, qui, a quel tempo era prevista la pena di morte per oltre duecento reati, orribilmente perpetrata in modi diversi, a seconda della “colpa”; inoltre altre punizioni corporali e plateali, come la gogna e la frusta sulla schiena, erano all’ordine del giorno, per non parlar della totale assenza di assistenza sanitaria, educazione scolastica pubblica e, così, come dire…di tutto.

b) la madre e la figlia

In tutto il libro apro solo uno spiraglio per farvi vedere una immagine, finale e per me straziante, la sequenza che si potrebbe chiamare della mamma e della figlia, imprigionate e poi arse sul rogo, perché di religione Battista.

Scelgo questa per più di un motivo: sia per la delicatezza e la mite rassegnazione con cui le due affrontano l’infausta sorte, sia per la comparsa del tutto inattesa nell’economia del testo di un altro personaggio che chiede di essere bruciato insieme alle due, sia, infine, per il contrasto con l’ingenuità del giovane re prigioniero.

La penna di Mark Twain è, come sempre, in grado di mostrare e di far capire, alternativamente e contemporaneamente.

Un libro che ricorda il buon uso delle ante a vetri della biblioteca infatti, personalmente, lo leggerei di nuovo, anche appena riposto.

Buona lettura a tutti e buona navigazione su Inside The Staircase.

La mia recensione scritta

Lo scambio di persona è la chiave della storia; la narrazione ha un intreccio arrangiato in
modo da lasciare spazio a due linee narrative distinte, con un narratore esterno che mette in
pausa una poi l’altra, fino a riunire le vicende nel finale.

Racconta di personaggi storici, tra cui Edoardo VI d’Inghilterra (co-protagonista insieme al giovane Tom Canty).

L’ambientazione storica mostra la società dell’epoca segnata da miseria, soprusi, forte
disparità e violenza; come ben si capisce dalle vicende che si succedono nella storia
immaginaria di Mark Twain e, come si legge in nota, a quel tempo era prevista la pena di
morte per oltre 200 reati, orribilmente perpetrata in modi diversi, a seconda della “colpa”;
inoltre altre punizioni corporali e plateali, come la gogna, erano all’ordine del giorno.

Straziante la sequenza che si potrebbe chiamare della mamma e della figlia, imprigionate e
poi arse sul rogo, perché di religione Battista, per più di un motivo: sia per la delicatezza con
cui le due affrontano l’infausta sorte, sia per la comparsa di un altro personaggio che chiede
di essere bruciato insieme alle due, sia per il contrasto con l’ingenuità del giovane re
prigioniero.

La penna di Mark Twain è, come sempre, in grado di mostrare e di far capire,
alternativamente e contemporaneamente.

Un libro che ricorda il buon uso delle ante a vetri della biblioteca infatti, personalmente, lo
leggerò di nuovo, anche appena riposto.

Elettra Nicodemi

Picnic sul ciglio della strada

Video recensione

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Ciao a tutti, vi parlo ora di Pic nic sul ciglio della strada che è il titolo di questo libro, un libro cult, una di quelle pubblicazioni che è difficile dire di non averla mai letta, perché più che altro uno dice, o, che non l’ha ancora letta, praticamente è una difficile tipo parlarne perché bon se ne potrebbe parlare per ore e ancora non aver esaurito tutte le pagine che sono da sottolineare, oppure si può sintetizzare in una frase e così però non è che ci sia molto da dire, in generale a me è venuto in mente come libera associazione di idee, dal precedente video, la video recensione che ho pubblicato più di recente perché appunto mi chiedevo quale fosse la chiaviscia di lettura di quel libro, ed ero indecisa, no, vi ricordate, se fosse lo scambio di persona il fulcro diciamo oppure se fosse il fatto che i sogni si avverano.

Ecco se in quel libro della volta precedente, quello su Edoardo VI, ambientato in Inghilterra ai tempi di Enrico VIII, ecco se quel libro là, il principe e il povero aveva tipo due chiavi di lettura in generale, tipo questo ne ha, ora a caso un numero, nie nie si può adattare, comunque, io si vede che sono fissata, o che ho fatto questa associazione di idee poi ci ho pensato, insomma non lo so, comunque io avrei intenzione ecco di dare tipo una mia interpretazione, fornire un consiglio di lettura del libro, non tanto perché uno dice no, ma vabbè quel libro l’ho già letto chissenè, passiamo al prossimo, ok, io credo sia giusto anche questo eventualmente, uno che rimane della sua idea e bon non gli importa parlarne tipo o vedere cosa ci ha capito barra qual è il pezzo preferito di un altro tipo per vedere se coincide con il proprio perché quel pezzo l’ha fatto davvero emozionare.

Io qui con la recensione sì fornisco anche un consiglio di lettura nel senso che se uno bon non sa che cosa leggere dice vediamo un po’ cosa consiglia la Ele e poi ne trova uno che gli garba di più e finisce che se lo cerca in biblio o sente se ce l’ha un amico da prestare o se lo fa regalare a Natale al limite lo ordina online o entra in una libreria, ok questo sì, rimane valido, un consiglio di lettura base, però alla fine no, potrei semplicemente fare il post sulla pagina e scrivere: la Ele oggi consiglia pinco pallo, e così uno fa prima se lo annota tranquillo sul taccuino e alla prima occasione se lo legge, però in realtà non è che il mio è solo un consiglio di lettura base per quello non mi limito a scrivere un testo su Twitter o su Fb così con su scritto, bon al limite una foto della copertina e su scritto oh oggi vi consiglio questo ciao!.

No, cioè farei prima anch’io ho un mucchio un mucchio di cose da studiare da compilare, da leggere, da vedere, da cercare, da sistemare, da visitare, non è che uno dice bon lei non ha altro passatempo che attacarsi la camera e chiaccherare una mezz’ora di un libro, tra l’altro come potete vedere non si tratta di libri tipo nuovi che uno dice faccio pubblicità, nel senso qui è tutto free tra l’altro, quindi è una questione di cultura pura e semplice o almeno ci provo, quindi dicevo non è che sia solo una questione di un libro che vi consiglio.

Vi consiglio di bon prima magari leggervelo totale senza essere condizionati, o chessò se lo avete già letto, rileggerlo, attraverso la chiave di lettura oppure fare mente locale e vedere se appunto le indicazioni che potete sentire nella recensione video sono azzeccate e come dicevo anche una volta precedente, uno vede se ci aveva già pensato, se aveva notato alcune cose, se aveva tralasciato e invece potrebbero essere notevoli e interessanti, in generale, per riassumere dunque, il consiglio di lettura qui è non solo che vi consiglio di leggere appunto ad esempio questo libro, metti al posto di un altro, ma anche che vi consiglio di leggerlo anche attraverso la chiave di lettura che fornisco, o comunque fare caso a alcune chiavi di lettura rispetto ad altre.

Chiave di lettura

In generale il consiglio di lettura non è niente di straordinario, è qualcosa a cui una persona adusa alla letteratura mette in atto in maniera normale, infatti tutti fanno Letteratura Italiana a scuola, chi più chi meno, ma per dire anche alle elementari si fa l’analisi del testo per ragionare su quale è il sunto della storia assegnata e quali sono i personaggi come sono caratterizzati, alle medie inferiori letteratura italiana è concentrata sui riassunti ma anche sula divisione in sequenze, poi sul ragionamento di quale potrebbe essere una categoria generale per riassumere la storia ed ecco che come potete vedere non si tratta di nulla di straordinario, forse eccezionale sì, ma non straordinario rispetto a chi è alfabetizzato. Sono contenta dunque e colgo l’occasione per ringraziare tutti voi per il fatto che abbiate la pazienza di ascoltarmi e l’entusiasmo di seguirmi.

I sogni si avverano

Tornando a questo libro di Arkadi e Boris Strugatzki, e come dicevo al fatto che i sogni si avverino, vediamo qui un elemento la Sfera che fa, stando al libro alcuni personaggi ci credono veramente, ecco la Sfera fa, farebbe veramente avverare i sogni, ma prima fatemi parlare della Zona altrimenti tutto non ha il senso che dovrebbe.

grazie alLa Sfera ma soprattutto alla Zona

Parlando in termini filosofici si potrebbe dire a mio avviso che banalmente questa Zona raccontata in Pic Nic sul ciglio della strada sia una incarnazione del fatto che l’astratto appartiene al reale, perché si tratta di un luogo dove le leggi fisiche prendono una piega diversa e le cose le persone ma addirittura il terreno stesso le piante come si legge in tutto il libro e come specificato a pagina 190 e 191, anche gli uomini se è vero che qualcuno vi abita, ebbene anche gli uomini sono mutati, o meglio sono diventati mutanti adattandosi alle nuove condizioni post-visita.

La zona risintoniza le menti di chi vi entra, su nuove lunghezze e su diverse priorità, rendendo la realtà molto più essenziale, è una specie di ologramma tangibile in un luogo da qualche parte.

Interessante, leggete a pagina 192 per confronto, la domanda che un protagonista fa all’altro, dice poniamo che questa sfera d’oro effettivamente ci sia, che cosa vorresti?.

Questa pagina 192 è una delle poche della letteratura in cui si vede un uomo arrossire, arrossire come un peperone scrivono Arkadi e Boris Strugatzki, perché bè leggetevelo, è bello, quanto l’alba della verde della Zona che illumina le nere montagne con il suo noto bagliore smeraldino, comunque è almeno la seconda volta che qualcuno parla tanto per fare tacere l’altro e poi uno dice all’altro, menti, perché sta mentendo, è chiaro. A pag.75 parlano Burbridge e Redrich, Roscio, quando uno chiede all’altro, sai perché, dice, sono rimasto solo io, dice, lo sai perché? Perché il vecchio Burbridge è ancora vivo? Bob Gorilla, Faraone Brunker, Mollusco, Norman Quattrocchi, Kallogen Pet Piaga, tutti gran stalker e sono tutti crepati come niente e uno chiede all’altro, sai perché? Perché , poi Burbridge chiede se hai sentito parlare della Sfera d’oro, poi, anche in quel casoo l’alba della Zona, è alle porte.

Ciao, buona lettura e buon proseguimento su Inside The Staircase.

Se questo è un uomo

Video recensione

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Vi consiglio ora questo libro, si intitola Se è questo è un uomo ed è scritto da un signore, un chimico italiano di nome Primo Levi di cognome.

Il mio consiglio di lettura in merito a questo llibro è innanzitutto quello di leggerlo, è uno di quei libri che vanno letti, al di là delle passioni personali di qualsivoglia tipo penso che sia bene prendersene una copia e leggerlo, tenerla sul comodino e leggerne una pagina ogni giorno, almeno una pagina al giorno ecco in maniera tale da evitare di rimandare e poi finire per non leggerlo mai ora naturalmente fate come preferite, se preferite leggerlo tutto di fila, ben venga, altrimenti ecco il mio consiglio di lettura più che un consiglio di lettura fin qui è una preghiera, fatemi la cortesia personale, eventualmente, mi prendo questo onere di chiederlo come cortesia personale rivolta proprio personalmente a me, ripeto, per favore, per cortesia, per gentilezza, leggetelo, in qualsiasi modo preferiate, ma leggetelo, metteteci il tempo che sarà necessario, ma per l’amor del cielo, leggete questo libro.

Io ritengo che questo libro sia stato scritto dal signor Primo Levi per tutti noi e personalmente credo che abbia riposto nella fiducia che qualcuno, che molti lo leggessero il motivo stesso per il quale lo ha scritto, non si tratta di un libro che è prodotto, ecco, per velleità da scrittore, né che è stato realizzato come merce, come rozzo prodotto commerciale, piuttosto questo è un vero libro, è un testo che deriva dalla volontà di comunicare qualche cosa, di raccontare, fatti realmente accaduti, di mostrare qualche cosa che è accaduto e che orribilmente accadeva quotidianamente, come cosa del tutto si potrebbe dire normale, banale, quotidiana, ordinaria, purtroppo ordianria, tragicamente ordinaria, sicuramente quotidiana e orribile, ovvero lo sterminio dei prigionieri deportati, strappati a forza dalla vita e stipati in vagoni del treno per a volte nove a volte dieci giorni senza cibo né acqua né si può dire aria, uno spazio minimo solo per stare in piedi, e poi, arrivati venivano gasati nelle camere a gas, di Aushwitz, uno dei molti campi di concentramento e sterminio, dove lui stesso Primo Levi era stato deportato, internato, contro la sua volontà, fatto prigioniero, e dove ne hanno uccisi a migliaia e migliaia di uomini, a milioni, così sommariamente, senza alcuna distinzione, maschi femmine, bambini.

Durante il governo del terzo reich quando vigevano le leggi razziali le persone venivano deportate, là nei campi, con la forza, dopo essere state prese prigioniere e poi, per la maggioranza appena scese dal treno, venivano convinte con l’inganno e con la forza che avrebbero fatto una doccia; dopo quel lungo e disumano viaggio, sembrava ragionevole, e veniva detto loro che, per conforto, avrebbero ricevuto anche una tazza di caffè bollente, dopo la doccia, così questa gente prigioniera e già stremata, veniva condotta negli spogliatoi, fornita di un pezzo di saponetta e talvolta di un asciugamano, così naturalmente si spogliava per fare la doccia, appendeva gli abiti al gancetto numerato e si recava nella stanza delle docce, dove anziché acqua veniva mandato fuori gas, un gas letale, lo ziclon B.

Gli sventurati cadevano sul pavimento mortalmente intossicati, uccisi; a quel punto la stanza della doccia, o meglio la stanza dell’esecuzione massiccia, cammuffata da stanza delle doccie, veniva abbastanza rapidamente svuotata dei cadaveri, e gli sogliatoi svuotati dei vestiti, così che un altra mandata di prigionieri potesse esservi fatta entrare; quando i tonfi nella camera a gas, nelle docce, erano finiti, si apriva la porta che dava sull’altro lato, rispetto a quello degli spogliatoi, poi i cadaveri, corpi ancora caldi privi di vita, venivano ammucchiati uno sull’altro senza nome, si gettavano nel cortile, così, come niente, dove venivano espropriati dei capelli, di eventuali occhiali o altri oggetti, e dei denti; ai giorni nostri non si usa più fare otturazioni con l’oro, ma ancora all’epoca in cui erano giovani i nostri nonni, per i più giovani dei miei ascoltatori, all’epoca in cui erano ancora giovani i nostri bisnonni, sì, era abbastanza comune usare del metallo per rimpiazzare dei denti mancanti e così i denti venivano cavati per essere rifusi e per lucrarne, mentre i capelli lunghi delle ragazze venivano rapati, sempre per lucro, lavorandoli servivano da imbottitura per materassi.

Chi non finiva subito nelle cosiddette docce, veniva internato nelle baracche, veniva rasato dei capelli e spogliato di tutto, dei vestiti, veniva fornito un pigiama di cotone a righe e scarpe di cartone e una gabella senza cucciaio, poi del nome; veniva assegnato un numero di matricola che era tatuato sul braccio sinistro, poi dell’identità.

Lavoravano, per un periodo, nella neve al freddo, per lo più al funzionamento e al mantenimento della guerra e del campo stesso, oppure erano presi per essere sottoposti agli esperimenti “medici”, come ad esempio quello per cambiare il colore dell’iride, un caso, ad esempio, quindi venivano brutalmente tenuti al buio sottoterra, in piedi, in fosse verticali, scavate nella terra, coperte da un paiolato che veniva aperto solo quando era ora di mettere loro negli occhi il collirio sperimentale, poi, o venivano uccisi brutalemnte dalle SS, o mandati nelle camere a gas, le “docce”, o bruciati vivi nei forni, o in breve, morivano di stenti, di fame, di freddo e rimpiazzati, se così si può dire, da altri carichi, i treni pieni zeppi di gente che arrivavano dai campi di concentramento delle città.

Primo Levi è stato uno dei pochissimi sopravvissuti a uno di questi campi di sterminio e di concentramento, lui era internato ad Aushwitz.

Il mio consiglio di lettura a proposito di questo libro è quello che è suggerito dal titolo stesso, ovvero quando lo leggete tenetevi nella mente, provate a pensare se questo è un uomo, poi se è lecito, permettetemi di aggiungere qualcosa che mi ha sempre raccontato il nonno, lui diceva sempre che durante la guerra si è salvato, tante volte si è salvato perché ha avuto quel guizzo in più, lui diceva proprio così che aveva avuto quel guizzo in più che tante volte lo aveva salvato e che tante volte era stata questione di poco, di pochissimo, di fortuna va bene, se così si vuol chiamare, ma anche perché a volte un guizzo una buona intuizione un nonnulla, lo aveva salvato. Come ad esempio quella volta in cui prigioniero al campo di Concentramento di Fossoli, chiese, per pietà, alla collaborazionista dei tedeschi, l’interprete che validava i fogli per andare in Germaia, le chiese per pietà di non mandarlo in Germania perché aveva soli diciassette anni, aveva solo una giacchetta e un paio di spardiglie ai piedi, allora quella strappò il foglio di via con sopra già scritto il suo nome e gliene diede per finta un altro, un foglio valido per l’infermeria, e gli disse di fasciarsi almeno un piede.

Qui finisce il mio consiglio di lettura, per pietà, leggetelo; questo testo di Primo Levi fa parte della Letteratura Italiana, è un libro in cui viene raccontata sotto forma di testimonianza, cioé vissuto in prima persona, il campo di concentramento e sterminio di Aushwitz da cui Primo Levi per una serie di coincidenze, scampò.

Fa parte di quel filone letterario chiamato Lager diskurs, ovvero è comune a questo libro e ad altri il racconto dei campi; questo libro è tra gli altri consigliato per il valore della appendice di cui è fornito, una appendice scritta da Primo Levi stesso in cui è raccolta una serie, di domande e risposte, tra le più comuni che gli sono state rivolte, sia da studenti che da adulti proprio su questioni che banalmente saltano in mente cercando di capire.

Io credo che Primo Levi non voglia tanto fornire una spiegazione alle domande, in qualche modo una spiegazione è fornire una ragione e credo che non vi sia nessuna valida ragione per quello che è stato il risultato delle assurde teorie razziali e della applicazione si potrebbe dire logica, consequenziale di una teoria retorica e assurda e di una legge conseguente a quella data teoria, tuttavia Primo Levi risponde, per scritto, alle domande più di moda, che vergognosamente gli vengono rivolte, serva ancora oggi, per capire e perché non accada di nuovo.

Con questo dunque, chiedo scusa alla comunità ebraica, per la credo delicata, ma imperdonabile intromissione; arrivederci.

Ah un ultimo paio di cose, vorrei prima di tutto infine ricollegarmi al video precedente di questa serie e poi dire come la penso io a proposito della critica letteraria su quanto vi ho appena parlato, non perché a me interessi in particolar modo dire come la penso io, ma dato che questo è, si potrebbe dire, il mio sito, in particolare il mio spazio, so che ci sono delle persone che mi seguono e che vogliono solo ed esclusivamente, o meglio vorrebbero solo ed esclusivamente sapere come la penso io, perciò non mi pare il caso di perdere follower, quando piuttosto di solito l’obiettivo è guadagnarne, insomma sia quel che sia, io ho da dire come la penso io, abbiate pazienza, chi non gli interessa può pure cambiare canale youtube, fatti suoi, ce ne a centinaia di migliaia, faccia il che gli pare quindi.

Dicevo però un momento prima del resto, per quanto esiguo sia, a proposito del video subito precedente, di questa serie, o meglio, praticamente a proposito della serie dei video subito precedenti della sezione letteratura, avevo iniziato quel discorso che i sogni si avverano, o meglio di usare come consiglio di lettura che i sogni si avverano, diciamo, no come, praticamente come chiave, chiaviscia di lettura, e quindi avevamo visto già con i figli del capitano grant 3 qualcosa che si potrebbe collegare a questa chiave quindi ad esempio, no, sempre per evitare spoiler, che loro riescono a trovare un passaggio per raggiungere la Nuova Zelanda dall’Australia e quindi avevamo visto questo personaggio stratosferico, secondo me, sempre secondo me, che è il Willy, poi va bè in realtà il discorso era partito da quello dopo, ovvero coso, il principe e il povero di Mark Twain e dunque il fatto che i sogni s’avverano perché il Tom Canty vorrebbe diventare principe e per la miseria addirittura non solo diventa principe ma diamine addirittura re di Inghilterra, mica male, poi abbiamo visto quello dopo, che sarebbe, Pic Nic sul ciglio della strada, sottotitolato tipo appunto Stalker, di quei due scrittori sovietici, Arkadi e Boris Strugatzki, che anche quello secondo tipo tra le mille chiavi di lettura potrebbe essere letto, almeno questo sarebbe il mio consiglio per voi, attraverso il fatto che i sogni possibilmente appunto si avverano e quindi dicevoo idealmente dopo ci sarebbe o ci sarebbe stato secondo me La Storia Infinita di Michael Ende, perché? Perché in teoria anche lì si parla dei sogni che si avverano, o si può dire; vi ricordate per caso Grahoam quando è interrogato chiede qual’è la tua vera volontà? e insomma poi salta fuori il discorso che la vera volontà è la cosa più profonda e che bisogna conoscere quella per andare avanti nella storia, cioé il personaggio che interroga Grahoam ha da conoscere la sua vera volontà che è un po’ collegato a quel discorso che faceva coso in Pic Nic sul ciglio della strda, se tu avessi la Sfera d’oro, che è l’elemento fantastico che realizza i sogni, che cosa chiederesti?, quindi ripeto in realtà mi era all’inizio passato per la mente di parlare di questo altro libro, La storia infinita, tuttavia per il fatto che l’avevo preso in biblioteca, quando l’ho letto, e per il fatto che ci sono ordinanze locali che impediscono il libero accesso in biblioteca, insomma non sono andata a riprenderlo, né ne ho una copia in casa, né a dire il vero l’ho messo nel carrello nella libreria online, quindi non avendo fisicamente quel libro almeno per ora ho pensato come dire di sceglierne un altro e questo libro Se questo è un uomo di Primo Levi mi è venuto in mente per… probabilmente perché almeno inconsciamente la Zona sembra per me ok, e non dico affatto che ho ragione, o che la correlazione sia fondata, ecco ripeto, in me probabilmente c’è stata questa correlazione con il campo di concentramento narrato da Primo Levi, il campo in cui lui è stato prigioniero, cioè appunto Aushwitz, poi comunque lo avevo per le mani perché stavo rileggendo la appendice di cui vi ho parlato, questa qui, che vedete, dice (leggo), e specialmente ultimamente riflettevo su questa parte (leggo) e poi tra l’altro su quest’altra (leggo) sempre in riferimento allo studio e all’approfondimento che io ritengo un dovere civico imprescindibile, sui fatti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale e in particolare su quello che a livello di Letteratura è chiamato Lager diskurs, come accennavo anche prima, in tedesco, che in italiano sta per Discorso sui campi, che stavo approfondendo sulla letteratura tedesca, vi dicevo Primo Levi è letteratura italiana, Heinrich Boll è letteratura tedesca, ebbene leggendo questo altro libro, Dov’eri, Adamo? appunto di Heinrich Boll.


La buona terra

Video recensione

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Ciao a tutti, bentornati su Inside The Staircase , nella sezione Letteratura e nello specifico all’interno dell’articolo consigli di lettura, Consiglio di lettura, lo trovate sotto questo titolo, dunque sono rimasta al momento al al libro che che vorrei consigliarvi che si intitola La Buona Terra di Pearl Buck o Pearl S Buck che è una scrittrice -nata statunitense- ma vissuta a lungo sia in America sia in Inghilterra ma specialmente in Cina infatti questo libro la buona terra che potete vedere qua ne ho una copia in cartaceo di parecchio tempo fa quindi insomma vedete che non è proprio nuovissima nel senso che sia stato proprio stampato da poco questo libro è anche se io sto molto attenta ovviamente il tempo un pochino usura qualsiasi cosa naturalmente anche i libri dunque dicevo lei nacque il 26 giugno del 1892 potete vedere una sua foto in bianco e nero qui e scomparse o nel vermont il 6 marzo del 1973.

Vinse il premio Nobel mi sembra nel 1938 e appunto come dicevo questo libro è ambientato in Cina dove lei visse diciamo così subito dopo la nascita infatti i suoi genitori che erano una coppia dei missionari americani si trasferirono in Cina poco dopo la sua nascita quindi alla fine del 1800 e in pratica poi lei si completò la sua educazione in America in Inghilterra ma poi si stabilì in Cina con il marito anche lui un missionario e imparò appunto come per esempio cita, cito da questo trafiletto che c’è in fondo al libro appunto sulla copertina, dice lei “imparò a comprendere intimamente amare la vera natura del popolo cinese” e devo dire che in questo libro si sente moltissimo la… quella che penso sia… la vera natura del popolo cinese.

Io l’ho sempre consigliato questo libro a tutti nel corso degli anni ecco io lo lessi moltissimi anni fa per la prima volta infatti penso di averlo letto alle scuole medie inferiori per la prima volta e ripeto appunto lo ho sempre consigliato a tutti a tutte le amiche agli amici, in realtà però non so se lo trovate in commercio dovreste fare una zona ricerca magari per vedere se ci sono edizioni stampa stessa si è stata di recente fatta una ristampa di questo libro che è edito è edito Grandi Libri e appunto ha in copertina una scena del film La buona terra di Sydney Franklin quindi probabilmente c’è anche il libro scusate c’è anche il film tratto da questo libro e io non l’ho mai visto però quindi insomma mi rifaccio possibilmente agli amici amanti del cinema che magari riescono a saperne qualcosa più di me.

E in generale, dicevo appunto è ambientato in Cina e fa trasparire lo spirito del popolo cinese che diciamo così e forse è forse in qualche modo molto simile ok al allo spirito del popolo potrei dire per esempio occidentale però è più originario in certi in certi versi nel senso che questa forte adesione del popolo cinese descritto da Pearl Buck ha quindi diciamo così quello di fine ottocento e inizio novecento è estremamente appunto legato alla terra.

Ok quindi noi leggendo questo libro io leggendo questo libro ho visto che sembra quasi di vedere di nuovo quali sono le cose diciamo così importanti ok nel senso che questo spirito estremamente si potrebbe dire remissivo molte volte ha descritto così ma diciamo più che altro legato alle cose più, mi verrebbe da dire – importanti- della vita però non è detto che siano necessariamente le più importanti… alle cose più…. importanti, appunto mi verrebbe da dire importanti della vita nel senso che io vedo leggendo questo libro una forte lucidità e, come si potrebbe dire, coerenza nella vita è una grande coerenza rispetto alle necessità della vita e anche una grandissima una grandissima umiltà e rispetto per il prossimo e mi sembra di vedere leggendo questo libro una forte attenzione alle piccole gioie della vita così come alle grandi gioie della vita come ad esempio la nascita del loro figlio primogenito del figlio primogenito di questa coppia protagonista del del testo di Pearl Buck intitolato La Buona Terra.

Pearl Buck ha scritto molti libri e e questo è solo uno dei suoi testi; si è occupata anche di questioni relative al alla cronaca specialmente come leggo da questo trafiletto nel 1934 “tornata in America si interessò dei problemi delle genti di colore e di quelli della vita americana contemporanea” come spesso in realtà accade ai premi Nobel della letteratura hanno di solito un periodo della loro carriera artistica in cui iniziano a occuparsi e appunto si occupano di questioni di cronaca e comunque contemporanea dando la loro opinione il loro parere rispetto agli eventi che appunto accadono in un determinato frangente storico spaziale quindi indiciamo usi in una parte di solito del della società e e quindi appunto anche Pearl Buck ha questo ha questo merito tra le altre cose tra le altre cose che vi segnalo rispetto a questa questa scrittrice Buch e penso che penso che non ci sia cosa migliore che non diciamo così farvi assaggiare una parte di questo libro quindi di leggervi una parte di questo libro perché penso che sia meglio che lo lega io perché altrimenti come si potrebbe dire farlo leggere dal video risulterebbe un po si potrebbe dire antipatico per il fatto che dovrei per dire mettere il testo in sovraimpressione non lo so non mi sembra che sia un’ottima strategia comunicativa e che credo sia molto meglio se appunto possiate sentirne almeno un paio di pagine dal da direttamente magari appunto da me e quindi ho scelto a dire il vero sarebbero due pagine non so se avete voglia di stare a sentire,in ogni caso io ve lo leggo che dice:.

“Wang Lung sentì il cuore gonfiarsi nel petto mentre apprezzato in silenzio a letto si chinava a guardare il bambino che ora piangeva che ora non piangeva più e che sembrava dormire gli occhi serrati nella faccina scura e grinzosa sormontata sul capo da un lungo ciuffo di capelli neri e ancora umidi e li guardo alla moglie e della guardò a lui i capelli della puerpera erano ancora madidi di sudore per lo strazio recente e gli occhi le si erano impostati nelle occhiaie ma il volto non appariva altrimenti mutato commosso l’uomo rispetto a guardare le sue due creature la donna e il figlio e al fine non trovando altri ed esprime le disse domani andrò in città e comprerò mezzo chilo di zucchero rosso che scioglierò nell’acqua bollente perché tu lo beva guardò poi ancora un momento il figlio ad aggiunse in fretta e dovremo poi comperare un bel cesto di uova che faremo dipingere di rosso per distribuirle a quei del villaggio così tutti sapranno che io ho un figlio -segue nel capitolo seguente, il quarto- il giorno dopo la donna alzatasi come al solito preparò il desinare ma non accompagna wang lunga al lavoro dei campi rientrato a mezzogiorno dopo il solitario lavoro della mattinata Wang Lung indossò il suo abito azzurro e si recò in città dove acquisto 50 uova non più fresche ma ancora buone pagandole un soldo l’una poi comperò della carta rossa da far bollire nell’acqua con le uova onde tingerle a dovere infine disposte le uova in un paniere si recò dal dolciere e con però circa mezzo chilo di zucchero rosso badando che fosse bene avvolto nella sua carta scura e ben legato con una treccia di paglia sotto la treccia il dolciere inserì sorridendo una striscia di carta rossa è per la madre di un neonato? chiese, sì di un primogenito rispose orgoglioso Wang Lung, ah buona fortuna rispose l’altro con indifferenza adocchiando un cliente ben vestito che entrava in quel momento.

Ad auguri del genere il dolciere era ormai abituato da un pezzo capitando gli di doverne fare ai numeri voli clienti e magari tutti i giorni ma a Wang Lung la cortesia parve un segno di così speciale deferenza da richiedere particolari ringraziamenti se in chi no dunque più volte cerimonioso è contento e uscì finalmente nella via polverosa inondata di sole con la sensazione che mai un uomo era stato più fortunato di lui questo pensiero gli suscitò a tutta prima una grandissima gioia subito seguita però da un acuto senso di ansia no in questa vita non competiva essere troppo fortunati l’aria e la terra erano pieni di spiriti maligni la cui felicità dei mortali ed in specie quella dei poveri riesce insopportabile Wang Lung s’affrettò così alla bottega del venditore di incensi dove si provvide i quattro bastoncini uno per ciascuna delle quattro persone che erano nella sua casa e lì e li portò al piccolo tempio degli dei della terra qui giunto infissa nel mucchietto delle ceneri davanti agli idoli così come aveva fatto alla volta che si era che vi era entrato insieme con la moglie assistette muto alla combustione dei quattro bastoncini e soltanto quando li vide ridotti in cenere tornò confortato a casa quei due idoli idoletti placidamente seduti sotto il tetto del tempio di quali benefici i quali benefici influssi non erano capaci.

E ecco queste sono le due pagine che vi leggo la quarta persona dovrebbe appunto essere il padre il padre di di Wang Lung”.

lettura tratta da Pearl Buck, La buona terra
la grande umiltà

E da questo breve pezzo si possono volendo desumere varie varie cose di cui vi ho appunto accennato finora la estrema umiltà del popolo cinese parlando dal piccolo al grande ok quindi prendendo Wang Lung protagonista di questa sequenza come diciamo così la parte per il tutto quindi ovviamente generalizzando la grande umiltà neanche la diciamo così estrema attenzione alle piccole gioie della vita come ad esempio la fortuna di essere appunto di avere di avere gli auguri da parte del dolciere così come la fortuna di avere un figlio e ovviamente di poter celebrare la nascita del figlio con gli altri, le persone che appunto abitano nel villaggio a cui lui vuole distribuire questo uovo rosso, tinto di rosso, per celebrare appunto e per far sapere che lui e sua moglie hanno avuto un bambino.

riflettere sul sulla religiosità cinese

Poi si può riflettere sul fatto che questi questi due idoletti che sono seduti sotto il tetto tempio ecco sono forieri di benefici e appunto di benefici influssi di cui appunto no addirittura non si può nemmeno immaginare insomma si immaginari probabilmente sì però non si non si pone nemmeno saper dire no perché da sono così grandi così ottimi da essere quasi quasi appunto indescrivibili no e quindi si può riflettere sul sulla religiosità del popolo cinese così come nello specifico proprio di Wang Lung e e della sua famiglia mi piace ricordare un’altra scena di questo libro che è quella in cui uno dei personaggi si prepara un té.

alcune foglie di tè

e per farlo si scalda l’acqua e poi vi mette sopra alcune foglie di tè e quindi siamo molto distanti no dalla bustina di tè oppure dalla cucchiaiata dalle cucchiaiate di foglie di tè magari diciamo così a volte no piange il suo mino che ha una foglia con all’interno posato un fiore poi arrotolato perché mi ha colpito appunto per questa distanza dal l’uso nel nella modernità contemporanea di fare il tè ovviamente questo era dettato dalla povertà dall’estrema povertà in cui questi protagonisti questo popolo cinese viveva in quel periodo e dunque si accontentavano anche di mettere solo qualche foglia di te ad infondere nell’acqua bollente e ovviamente da qui può partire eventualmente una riflessione sulla cultura del tè cinese sul te stesso cinese e anche sulla commercializzazione volendo del tè cinese che è diverso da quello indiano e che è comunque di vari tipi e c’è il tenero il tè verde il tè al gelsomino e in in cinese tesi di ceci e ci sono anche varie parole per esprimere i vari tipi di tè.

Insomma penso che anche questa sia una parte fondamentale di riflessione di avvicinamento alla splendida, a mio avviso, splendida cultura cinese poi come al solito mi tocca di trovare un collegamento con gli altri libri di cui ho parlato in precedenza in questo articolo consiglio di lettura ovvero anche nella buona terra di perdita ci sono dei sogni si avverano e in particolare il fatto che wang lung a diventa ricco e la sua casa diventa la più importante del villaggio e inoltre i suoi figli ora abbiamo visto la nascita del primogenito ma ne avrà anche altri saranno appunto nella possibilità di studiare molto molto forte ora mi viene in mente appunto parlando dei figli al plurale di Wang Lung la scena in cui nasce una figlia femmina dunque si vede come diciamo così la differenza di genere fosse all’epoca enorme per per anche per la cultura cinese e e dunque praticamente anche questa potrebbe essere una riflessione anche se ultimamente mi pare ci siamo un po’ troppa demagogia sul tema e e credo che si debba fare tesoro del fatto di di tenere presente no forse alcuni alcuni valori legati alla femminilità e si è dunque si possa ragionare in anche in altri termini rispetto a quelli più di moda in questo periodo che sono altrettanto validi ovviamente ma che sono comunque parziali e dunque oltre a questo riferimento a sì mi ricordo di *questa *scrittrice una scena in cui uno dei protagonisti scioglie della terra per mangiarla perché c’era talmente tanta povertà che addirittura si si arrivava appunto a cercare di cibarsi proprio anche della terra be mi è rimasta profondamente impressa questa scena (in Stirpe di drago) perché la mia nonna nonna appunto mi raccontò più volte perché sapete racconti dei nodi sono ripeti ripetuti diciamo così diventano una specie di tradizione orale familiare ok e quindi si tratta di una specie di auralità, di racconti di famiglia, no, per ricordare i fatti avvenuti specialmente riferimento nella seconda guerra mondiale e avuto non mi raccontava che questo suo parente si si scioglieva della terra nell’acqua e provavano a mangiarla a berla nel senso a mangiare la terra sciolta con l’acqua dalla fame e dall’estrema povertà e mancanza di viveri e di di qualsiasi forma di sostentamento durante appunto la seconda guerra mondiale specialmente nel periodo che andava appunto dal 43 al 45 quando gli americani stavano liberando l’italia dai nazisti e specialmente nella città in cui mia nonna viveva all’epoca della seconda guerra mondiale ovvero Carrara c’era una grossa una fortissima carestia fortissimo a mancanza di approvvigionamenti tale che appunto si si arrivava anche a questo genere di di soluzioni ecco soluzioni poco soluzioni non sono a questo genere di di modi per sopravvivere e dunque praticamente poi ecco tornando al testo che ho letto di lì a poco la almeno credo di lì a poco qui è espresso così già per spacca e venne il giorno ok e venne il giorno in cui senza che alcuno se ne rendesse ben conto la donna riprese il suo posto nel campo a fianco dell’uomo ovvero anche la moglie che si chiama O-Lan ritorna a lavorare nei campi.

allattamento

E appunto a coltivare i campi a raccogliere a coltivare il riso e, praticamente, si porta il bambino dietro ovviamente per per sfamarlo quando inizia a piangere lo sfama ovviamente con il latte di cui come Pearl Buck narra era estremamente carica e anche qui ci potrebbe essere ad esempio una riflessione sull’allattamento al seno e sulla che sulla forza e la grandezza no della donna che è in grado di provvedere ai bisogni del figlio per anche un lungo periodo dopo la nascita.

Praticamente la donna O-lan è come è scritto anche nel riassunto di questo di questo volume l’unica che non cambiano il corso della storia appunto della vita insieme con il marito dice soltanto lan non cambia umile sottomessa avuta continua la vita di sempre fedele a se stessa e al suo uomo come forse sa esserlo soltanto la terra e da qui concludo con una riflessione appunto sul titolo la buona terra buona perché la terra da tutto da vita dà sostentamento e dà anche un indirizzo no una ragione di pensiero scandisce la vita perché i campi hanno bisogno di una forte disciplina per essere coltivati per perché siano produttivi e poi perché come potete sentire a vedere leggendo questo libro la terra è davvero pervasiva nella campagna cinese e nella cultura anche di questo meraviglioso popolo penso che la stessa cosa si possa ritrovare anche nella nella nostra campagna lo sanno bene i coltivatori sia di riso che grano che di altre verdure e che eventualmente potranno parlare meglio di me in merito.

Saluti

Con questo vi ringrazio vi saluto e vi mando un grande abbraccio come sempre e non vi anticipo ancora nulla sul prossimo testo che ho intenzione di consigliarvi sempre che vi possa fare piacere come al solito non intenzione di mettermi a chiedervi di iscrivervi al canale di lasciare like no perché per superbia ok assolutamente almeno non vorrei che venga interpretato in questo modo per favore ma semplicemente perché ormai penso che tutti noi lo sappiamo ecco tutti voi lo sapete lasciando un like e scrivendo nel canale alla lunga ovviamente io al momento pochissimi iscritti però quando si arriva a un certo un certo numero di iscritti iniziano a esserci alcuni come si può dire benefit sul canale e quindi ecco ovviamente poi uno a quando si andrà ancora avanti avanti potrà riuscire a avere un approvvigionamento no una resa dal suo lavoro perciò ecco ovviamente siete liberi anche di nonno iscrivervi di non lasciare like seno vi è piaciuto o di farlo sempre ricordando che da parte mia ecco ricordo in particolar modo che il web è un canale di comunicazione youtube in particolare è un social che è un canale di comunicazione audio video e e quindi la comunicazione auspicabilmente deve essere di diciamo così biunivoca ok io lascio un messaggio voi potete dare un consenso pressando like oppure appunto chiedendo di rivedere sul vostra sulla vostra pagina di youtube il segnale che è arrivato un nuovo video perciò scrivendovi ovvero toccandola campanellina oppure potete anche lasciare un dissenso con il pollice basso ci sono poi i commenti insomma il mio invito è quello a usare il canale di comunicazione web non solo in un verso quindi non solo accettando passivamente ma anche usando la sezione commenti like e appunto iscrivervi con questo vi saluto e vi saluta anche il mio cagnolino che sentite abbaiare ciao.

Zadig

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Articolo in aggiornamento.

di Elettra Nicodemi

Categorie:Letteratura

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