Storia dell'Arte

Storia dipinta

Veri e propri eventi sono soggetto dell’arte, di recente ho scritto su Jacques Louis David perciò mi è venuto in mente di parlarvi di quella che io chiamo la Storia dipinta e mostrarvi ad esempio l’incoronazione del 2 dicembre 1804 di Napoleone Bonaparte imperatore dei francesi.

Incoronazione di Napoleone

Jacques-Louis David e Georges Rougettes, L’incoronazione di Napoleone Bonaparte, olio su tela, 1805-1807, dim. 6,21 x 9,79 m, Francia, Musée du Louvre
Commissionata a Jacques-Louis David da Bonaparte in persona raffigura Napoleone imperatore dei francesi nell’atto di alzare al cielo la corona che poserà, sulla testa della moglie Giuseppina. Per chi fosse interessato ai numerosi particolari dell’opera, invito a aggiornare questa pagina web in futuro. Ma sono molti e di diversa natura i quadri che mostrano vicende storiche, e proprio questi  sono oggetto del seguito dell’articolo, la storia dipinta può riguardare veri e propri eventi storici come quello sopracitato, oppure eventi che riguardano personaggi famosi, come ad esempio la vicenda dell’uovo di Brunelleschi.

L’uovo di Brunelleschi

Dicevo più sopra, è comune che la pittura mostri fatti della storia siano essi contemporanei ai pittori oppure accaduti anteriormente, siano essi eventi storici o fatti narrati.

Naturalmente citeremo anche il caso di Guernica di Pablo Picasso, più noto rispetto agli altri che ho intenzione di elencare prendendo spazio ulteriore rispetto ad articoli come ad esempio quello sul Neoclassicismo che approfondiscono ad esempio su Jacques Louis David autore, tra i molti capolavori per cui è ricordato, del dipinto  sopracitato sull’incoronazione di Napoleone Bonaparte, evento storico di grande rilevanza.

In questo modo vediamo come la Storia dell’Arte possa avere più piani, uno quello del flusso temporale, del contesto storico entro cui un movimento artistico si manifesta, poi quello in cui poi si sviluppa e quello in cui termina; infatti come abbiamo visto nel video, la fine del Neoclassicismo è determinata dal Romanticismo, ovvero una corrente artistica termina nell’aprirsi di un’altra, eventualità che accade quando la filosofia e la storia sono corse abbastanza avanti da aver lasciato troppo indietro l’arte, oppure come nel caso del Cubismo, l’arte è così fortemente anticipatrice da mostrarci un nuovo aspetto del reale a cui non eravamo abituati a pensare.

Quindi sempre facendo ben attenzione alle date, mi piace mostrarvi questo dipinto del 1845.

Il dipinto è di Giuseppe Fattori (1818-1888) ed è datato 1845, racconta di un fatto narrato da Giorgio Vasari, celebre scrittore delle vite degli artisti, ovvero del giorno in cui Filippo Brunelleschi -l’architetto che tra le sue opere maggiori firma e realizza la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, il quale notoriamente è persona riservatissima- convince i consoli che lui è in grado di realizzare la cupola più bella del mondo e allora come oggi la più grande.

L’architetto non prepara alcun foglio di progetto come invece tutti gli altri architetti avevano fatto, da presentare alla commissione esaminatrice dei progetti, ma si presenta dai committenti dell’appalto per la cupola, con un uovo di gallina.

Chiede poi a tutti i presenti di fare star ritto l’uovo sul piano di marmo della loro cattedra e, nel momento della resa dei partecipanti, i quali più volte provarono a farlo stare in piedi senza riuscirvi, prende l’uovo e lo pone in posizione verticale sul pianale di marmo, imprimendo con le dita una certa pressione sull’uovo nel mentre in cui lo fa insistere sulla superficie, una pressione tale da incrinare il guscio senza romperlo del tutto.

Brunelleschi asserisce che si trattava di una cosa semplicissima, come tutti potevano constatare, sottolineando al contempo che solo lui però è riuscito nell’impresa, un’impresa tanto facile che una volta visto come fare, tutti potevano riuscirvi.

Questo, in buona sostanza, servì a spiegare in maniera metaforica perché non scrisse, né indicò mai prima di ricevere la committenza vera e propria una sola frase sulla sua cupola e nello specifico perché non aveva portato alcun foglio di progetto.

I consoli, come sappiamo, furono convinti da Filippo Brunelleschi; l’architetto ottenne la loro fiducia e la committenza per la realizzazione, in altre parole vinse in quel modo, con l’uovo, il concorso quel giorno del 1420.

L’evento è narrato da Giuseppe Fattori oltre quattro secoli dopo, potete vederlo dipinto nell’immagine che metto a disposizione qui sopra, invitandovi a cercarne ulteriori copie che mostrino per intero l’opera del Fattori.

Auguro che l’uovo oggi sia di buon uso, anche per far capire in maniera paradigmatica, l’importanza dello studio della Storia dell’Arte, una materia purtroppo molto spesso relegata a sciocco interesse senza alcuna buona ragione, ma che invece è di vitale importanza anche per ogni interesse filosofico, storico e di comprensione del reale.

I dipinti di un tempo mostrano la vita di un tempo, raccontano eventi storici, aneddoti, usi e costumi ed è proprio attraverso il loro studio, sia esso realizzato attraverso libri di storia dell’arte o visite a un museo, possono aiutare a rinforzare la coscienza personale e il proprio esame di realtà rendendoci più lucidi e ricchi di spirito critico.

Continuiamo con un altro dipinto.

Semiramide alla costruzione di Babilonia

Edgar Degas, Semiramide alla costruzione di Babilonia, 1860-1862, olio su tela, dim. 151 x 258 cm, Parigi, Musée D’Orsay
In questo caso Semiramide alla fondazione di Babilonia bisogna usare una cautela particolare, con il massimo della generalizzazione e della sintesi mi sento di dire che questo quadro più che essere un quadro storico in sé e per sé è un quadro che induce una riflessione di tipo storico. La riflessione storica si dipana a partire da domande banali legate al titolo del quadro di Edgar Degas pittore francese del XIX secolo, ma prima una riflessione sulla tela. Da un punto di vista di lettura del dipinto, suppongo solo un paio di cose:.
  • che Semiramide sia la donna vestita di lungo in azzurro chiarissimo, con cinturone alla vita e cappello;
  • lo sfondo del dipinto comunica un’idea di astrazione che indica la costruzione della città.

Per quanto riguarda le domande invece, sotto con la prima, ovvero potrebbe essere una domanda su quando è stata costruita Babilonia.

Al che io risponderei probabilmente nel II millennio a. C.

Su come abbia fatto Edgar Degas a disegnare la sua costruzione, dato che lui è vissuto un poco meno di circa 4 millenni dopo, questa è certo una bella domanda a cui ritengo che attraverso opera di fantasia possa essere la risposta tanto giusta che andrebbe bene anche per la risposta a una eventuale altra domanda su Semiramide, dato che l’esistenza di questa Semiramide, è post-posta di un abbondante millennio alla data che convenzionalmente si prende per costruzione della città di Babilonia, sul fiume Eufrate in Mesopotamia.

Allo stesso tempo è vero che le grandi città come “Babil” non si costruiscono in un giorno e che anche qualora la costruzione si termini una prima volta ve ne è naturalmente una seconda costruzione e così via, insomma non è affatto detto che Degas abbia voluto mettere insieme due momenti storici differenti, così come non è detto che lui sapesse di questa discrepanza, per molti motivi, uno dei quali che Babilonia fu scavata alla fine del secondo millennio dopo Cristo, per la precisione nel XX secolo, quando Edgar Degas, pace all’anima sua, era già morto da un pezzo.

Poi perché non sono sicura che Edgar abbia letto Erodoto. A proposito di autori antichi, proprio stamani stavo leggendo dell’origine mitica di Semiramide, ne parla Diodoro Siculo un autore classico che scrive in greco. Diodoro a cui si dà il titolo antonomastico di Siculo per la regione di origine, naque infatti in una località, Agiro, vicino all’attuale Enna, intorno all ’80 ante Domine. Diodoro Siculo è un autore che potremmo definire mastodontico, infatti stando ai miei studi, egli dedico circa 30 anni della sua vita alla stesura della sua storia universale, redatta in 40 libri e intitolata “Biblioteca”. Nei suoi quaranta volumi Diodoro narrava le origini del mondo e tutto quanto era avvenuto fino ai suoi tempi, cioé fino alle gesta di Cesare in Gallia e in Britannia, in realtà lo scrittore visse anche oltre quel periodo, infatti scomparve nel 21 avanti Cristo, ma insomma i suoi libri, la sua Biblioteca, finisce con il 54 avanti Cristo. La sua tecnica storiografica è piuttosto rudimentale, ma proprio per la sua rozzezza ha un valore aggiunto, quello di permettere di recuperare materiale pressoché intatto rispetto alle fonti che lui stesso ha usato e che ha fatto confluire nella Βιβλιοθήκη (ita. Biblioteca) la mastodontica interessante opera citata poc’anzi. A quanto riferisce Diodoro, Semiramis, italianizzato in Semiramide, è il nome che viene dato alla piccola dopo essere stata ritrovata da un tale Simmas, il sorvegliante degli armenti reali a cui viene portata la bambinetta e che decide di adottarla, poiché non aveva figli. Il nome deriva dalla parola colombi, nel dialetto locale, infatti la piccola dopo essere stata bbandonata dalla madre, venne nutrita proprio da dei colombi che le portarono, trasportandolo nel becco, latte, per un anno, poi cibi solidi tra cui formaggio, sottraendo entrambi prima al bestiame poi ai pastori i quali riuscirono a scoprire gli autori del furto di formaggio, infatti i colombi prendendone lasciavano delle impronte.

Massimiliano I d’Asburgo

Albrecht Dürer, Ritratto di Massimiliano I d’Asburgo con una melagrana, 1518-1519, olio su pannello, dim. 74 x 61,5 cm, Austria, Kunsthistorisches Museum
Questo quadro rappresenta l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo il quale già di per sé è una pietra miliare nella storia e che tra l’altro è il nonno di Carlo V.

Sono moltissimi i ritratti degli imperatori nel corso della storia moderna, in effetti il ritratto era l’unico modo per conservare ai posteri e per diffondere la propria immagine al popolo, così come era segno di prestigio, tuttavia scelgo questo ritratto in particolare per il fatto che ha una storia più storia delle altre, per me.

Massimiliano I conosceva personalmente il pittore Albrecht Dürer dalla primavera del 1512 quando si era fermato a Norimberga e periodo in cui l’artista concepì una serie di xilografie o meglio una maxi xilografia composta da 193 blocchi in cui avrebbe narrato per immagini la storia della vita e della famiglia dell’imperatore.

Per realizzare il ritratto Albrecht venne chiamato a Augusta durante la dieta del 1518, allora l’artista fece una bozza a matita su cui annotò la data e il luogo del ritratto.
È l’imperatore Massimiliano che io Albrecht Dürer ho ritratto ad Augusta, su in alto nel palazzo, dentro la sua piccola stanzetta, lunedì 28 giugno 1518. Albrecht Dürer
In seguito Albrecht avrebbe realizzato il dipinto che vediamo, conservato a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum. Il ritratto realizzato sulla bozza del 1518 è l’ultima immagine di Massimiliano I, infatti l’imperatore scomparse il 12 gennaio dell’anno seguente, ovvero il 12 gennaio 1519 lasciando l’amico Albrecht in uno stato di grande dolore.

La guerra dei Cento anni

La morte di Wat Tyler, dipinto tipo miniatura tratto dalle cronache di J. Froissart.
Wat Tyler diminutivo di Walter Tyler fu a capo della rivolta inglese dei contadini del 1381.

Jean Froissart racconta della rivolta e della brutale morte di Tyler tra i tanti passi delle sue cronache, le Chroniques de Froissart che seppur lacunose e naturalmente passibili di interpretazione ermeneutica e dubbi, sono in effetti una fonte a riguardo della prima metà della guerra dei cento anni.

Le Croniques ono costituite da testo e miniature, entrambe sia le cronache testuali che le miniature, sono importanti e pregevoli immagini su quel periodo storico, il XIV secolo.

Affreschi sulla Donazione di Costantino

Vi racconto di un ciclo di affreschi proprio nell’oratorio di San Silvestro (presso la Basilica dei Santi Quattro Coronati), dunque spiego qualcosa a proposito della Donazione di Costantino.

Video

La narrazione per affresco della Donazione di Costantino, comunemente Storie di papa Silvestro e dell’imperatore Costantino I è tratta dalla leggenda narrata negli Actus Silvestri.
Video con considerazioni sul ciclo di affreschi duecentesco a Roma che narrerebbe la Donazione di Costantino.
La basilica dei Santi Quattro Coronati comprende l’Oratorio di San Silvestro (situato a Roma nel quartiere di Celio) ed è decorato con affreschi, tra cui il ciclo sulla narrazione della Donazione di Costantino di cui vi parlo nel video.

Cavalieri come dire medievali

Merry Joseph Blondel

Roberto il Guiscardo

Parliamo di storia, di Medioevo e cavalieri, sperando di fare cosa gradita vorrei farvi vedere questo ritratto un Ritratto immaginario di una figura storica ai suoi tempi molto famosa e prestigiosa. Si tratta di Roberto d’Altavilla (1015-1085), detto il Guiscardo; l’uomo in cotta è ritratto durante il XIX secolo secondo l’immaginazione dell’artista. Rivolto circa di profilo, il personaggio storico normanno guarda in lontananza verso l’orizzonte in un momento di attesa o riposo. Poggia entrambe le mani sull’elsa della sua spada. La folta barba lunga del Guiscardo, la posa, l’armatura lucente, la corona dorata e il mantello con la croce cristiana sono caratteri inconfondibile del dipinto di Merry J Blondel realizzato nel 1843 e conservato a Versaille.

Epoca Moderna

Vanitas, le mappe e i globi

Hendrick Andriessen

Hendrick Andriessen (Anversa 1607-1655 Zelanda) noto come Mancken Heyn per lo più dipinge vanitas, cioé nature morte con teschi, scheletri, orologi o clessidre, e altri riferimenti purché attinenti alla brevità e caducità della giovinezza e in generale della vita. Questo pittore detto amichevolmente Enrico lo zoppo è particolarmente interessante per le toebackjes. Anche gli oggetti da fumo infatti rientrano nel tipo della vanitas e quando presenti danno un nome particolare al dipinto: toebackjes appunto o “vanitas fumatori”. Non tanto perché all’epoca si conoscessero i danni mortali del fumo, quanto perché la combustione di per sé stesso, tramuta il tabacco in calore e luce, ma poi nei residui in cenere e nell’auspicato fumo profumato. Pipe, sigari, bruciatori perciò sono presi a simbolo -in un secolo che dal punto di vista della #filosofia è tanto interessante quanto il xvii- del passaggio di stato che la morte determina, all’epoca questione di grande interesse anche dal punto di vista scientifico e medico. Il pittore di Anversa, H Andriessen, vissuto nella prima metà del Seicento, nel fiore del per così dire trend delle nature morte, ne ha realizzati di meravigliosi. Piuttosto comune nelle vanitas la presenza del il mappamondo o della carta geografica, l’uomo infatti iniziava a capire che né lui né il globo terrestre erano al centro dell’universo. Siamo con H. Andriessen di poco oltre l’assassinio di Giordano Bruno (1600) il quale tra l’altro difese in un suo scritto le tesi di Niccolò Copernico, e nel pieno periodo, ad esempio di Galileo Galilei (Pisa 1564-1642 Arcetri) fisico, astronomo, filosofo, matematico e accademico italiano, costretto all’abiura delle sue scoperte e teorie astrofisiche. Dunque se è vero che questo dipinto non racconta un evento storico in sé, è vero che racconta un periodo storico.
Articolo in aggiornamento.

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di Elettra Nicodemi

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