Arte Contemporanea

I colori del marmo di Artemisia e non solo

Locandina della mostra “I colori del marmo”

I colori del marmo è una delle proposte artistiche dell’associazione Artemisia nell’ambito della manifestazione White Carrara Downtown.

La mostra d’arte vede protagonisti le opere d’arte degli artisti soci che hanno aderito al progetto.

I colori del marmo si è tenuta a Carrara presso gli spazi espositivi dell’associazione culturale in via Carriona 39/D dal 18 al 31 luglio 2020.

Nell’articolo non solo vediamo nel dettaglio I colori del marmo, ma teniamo traccia delle prossime principali iniziative dell’associazione culturale Artemisia, parlando in qualche modo naturalmente anche dei festival in cui l’associazione inserisce le proposte culturali che porta avanti avvalendosi della collaborazione con le istituzioni cittadine.

Proposte Artemisia

L’inaugurazione della mostra I colori del marmo è prevista per sabato 18 c.m alle 18,00 in concomitanza con l’apertura di White Carrara Downtown (18-26 luglio) e resta aperta fino al 31 c.m.

Negli spazi carraresi di Artemisia espongono i seguenti artisti: Daniela Bertani, Pietro Bertonelli, Nicola Cirillo, Mario Cobàs, Caterina Collavoli, Maria Rita Dolfi, Fausta Feo, Donatella Gabrielli, Marco Garruzzo, Ginetta Pinelli, Gio’ Guerri, Monica Michelotti, Francesca Morbidi, Marcello Nesti Mark, Chiara Olmi Rol, Silvana Pianadei, Patrizia Pianini, Manlio Pontelli, Daniela Spaggiari, Lucia Van Dael. 

I colori del marmo ha come critici Maria Pina Cirillo e Antonio Giovanni Mellone.

Oltre alla mostra di opere d’arte Artemisia propone anche una presentazione del libro Coam58: La Coppa “America”, dal dopoguerra ai giorni nostri della nostra Elettra Nicodemi.

La presentazione del libro sul trofeo velico Coppa America si tiene presso in piazza Alberica a Carrara il 26 c.m. alle 21,30.

La proposta culturale di Artemisia per Carrara White Downtown è patrocinata da: WCD, dal Museo Ugo Guidi, dagli Amici del Museo Ugo Guidi, Athena, Miscellanea, Sonoria, Sofymusic e ha il nostro supporto (Inside The Staircase).

Artemisia ringrazia la presidentessa Donatella Gabrielli e l’organizzatrice creativa Emma Casté.

White Carrara Downtown, WCD2020

Il contenitore culturale di White Carrara Downtown si intitola per l’edizione 2020 Sinfonia del marmo.

Stamani 15 luglio 2020 si è tenuta nella iconica piazza Alberica della città di Carrara la conferenza di presentazione di cui proponiamo alcune immagini.

Immagini conferenza

WCD è un evento culturale dell’industriale Marmi e Macchine con il patrocinio di Regione Toscana, ha come partner istituzionali Comune di Carrara, Camera di Commercio Massa-Carrara, Accademia di Belle Arti di Carrara, Nausicaa e altro, sponsor tecnico Gmc brecciacapraia.

Partecipano oltre ad Artemisia, con la proposta della mostra I colori del marmo e la presentazione del libro COAM58: La Coppa “America”, dal dopoguerra ai giorni nostri di Elettra Nicodemi, anche altre associazioni culturali.

Scarica qui il programma completo di WCD.

Tra gli Artisti di Artemisia

Una visione critica della mostra dalla curatrice

Entrare nel lavoro di un artista non è né facile né scontato, soprattutto quando essi sono tanto diversi uno dall’altro!  Eppure è proprio questa diversità che ne segna il valore  rendendoli unici e preziosi, che dà il senso profondo dell’operazione culturale messa in campo da questa Associazione.

Artemisia, infatti, bypassando sterili bizantinismi teorici intende proporsi come  fucina di idee, tutte diverse  ma tutte interessanti e ugualmente degne di essere fruite, una sorta di hortus conclusus dell’anima in cui  confrontarsi per crescere insieme con amicizia ed umiltà,  un’alternativa autentica, libera e democratica ai vacui scontri dialettici, ai numerosi distinguo che impoveriscono l’Arte ed  ai tanti inutili conflitti tra arte figurativa ed  astratta, iperrealista e informale,  polimaterica e concettuale.

Ed è proprio questa ricchezza espressiva che caratterizza “I colori del marmo“, l’Evento con cui l’Associazione partecipa al White Carrara  Downtown che, in questi giorni difficili, in cui la pandemia ha ridotto al minimo i rapporti sociali e ne ha addirittura cancellato molti, in cui la paura, l’angoscia, il dolore l’hanno fatta da padroni, ci rimette in gioco.

Ed è stato subito evidente che tale scelta è vincente, forse la più idonea a sconfiggere lo spettro incombente di un isolamento forzato,  sterile che porta ognuno a vedere l’altro come nemico o, almeno, come pericolo. Artemisia, insomma, si conferma come un laboratorio artistico in cui ciascuno porta,  in rapporto alle proprie possibilità o scelte culturali, il proprio prezioso contributo, nella certezza che il confronto è spinta alla crescita, occasione di arricchimento.

Le venti opere esposte, diversissime tra loro eppure ben integrate, anche grazie ad un allestimento molto curato e decisamente professionale, appaiono intriganti per idee, esplosioni  cromatiche e complesse composizioni, ed invitano il fruitore ad infinite interpretazioni. I tagli e le sovrapposizioni di elementi materici, che si alternano a delicate cromie, a suggestive strutture evocanti un sofferto passato, a testine in plexiglass dallo sguardo ieratico conducono, al di là di ogni superficiale emozione visiva, ad una più profonda e suggestiva lettura.

È una Collettiva che ci mostra l’impegno di tutti i soci dell’ Associazione e della sua presidente Donatella Gabrielli nell’elaborazione di una rilevante identità artistico-culturale e   il suo  lungo percorso nella costruzione di un modello comunicativo   basato sull’interscambio,  sulla collaborazione e sulla valorizzazione delle  diverse individualità. Ma, prima di ogni cosa, la Manifestazione conferma la capacità di Artemisia di  proporre un Mixage stimolante e gradevolmente provocatorio di artisti così differenti fra loro per  formazione e scelte espressive, alcuni all’inizio di un percorso che si preannuncia interessante, altri nel pieno della loro maturità artistica.

Ogni artista propone, così, il suo messaggio: alcuni nella certezza che solo entrando in sintonia con una visione serena della natura e dell’Arte, si arriva a stare bene con se stessi e con ciò che ci gravità intorno, altri  coscienti che le forme d’arte più potenti ed evocative sono quelle in cui l’artista non ritrae la realtà ma la interiorizza, metamorfosandola e creando un mondo di segni significanti che rimandano ad una realtà  altra,  aprendosi a ciò che non conosciamo, indagando l’ignoto, senza remore né pregiudizi non  mettendo alla base della propria arte semplicemente ciò che è certo, scontato, sicuro ma osando sperimentazioni, scelte artistiche, comunicazioni  concettuali che non tarpano  la creatività né ne sviliscono la forza.

Quando l’artista, comunque, al di là delle sue scelte stilistiche più o meno radicali,  non riproduce ma testimonia il mondo interpretandolo egli, attraverso il suo sguardo, solleva i veli del conformismo e  del prosaico e rende visibile l’invisibile. Solo allora l’arte diventa invenzione, stimolo culturale, emozione!  E se per Picasso l’Arte  è una menzogna che consente di arrivare alla verità,  le opere in mostra, in un mondo in cui non esiste più nessuno certezza assoluta ma ogni valore si è relativizzato, cercano invece di trasmettere la propria idea di verità, un concetto non statico e perfetto, non prefabbricato ma  frutto di autentiche e sentite scelte di vita, prima che di arte.

La creatività si nutre di immaginazione, e l’immaginazione si nutre di mistero! Qualunque sia la strada scelta, non si può pretendere di trovare l’essenza delle cose attraverso uno sguardo distratto e superficiale perché, qualora ci si limitasse a ciò, non si potrebbe mai giungere  ad afferrare il senso nascosto delle cose né il fil rouge che unisce in un tutto armonico ed originale ciò che ci circonda. Attraverso le opere esposte, i loro creatori ci avvertono che la vita va sempre vissuta pienamente perché, anche quando propongono un modello espressivo più pacato e  aderente ai canoni dell’arte classica, essi ci avvertono che nulla è mai banale o scontato, ma soprattutto perché raffigurano la vita in tutte le sue sfaccettature: ora lieta ora tragica, ora incanalata lungo la via di una serena quotidianità ora oscillante sull’orlo di un baratro senza fondo.  

Nel passare tra opere così diverse tra di loro sia dal punto di vista contenutistico che stilistico,  acquistiamo consapevolezza della complessità sia della società che del nostro stesso Io  e del nostro vivere immersi in un  mistero che scopriamo giorno per giorno,  tra dubbi ed incertezze.

È un messaggio di speranza, tanto più forte quanto più viviamo questi tempi tempestosi.          

Maria Pina Cirillo

La serata del 26 luglio

Nel programma di White Carrara Downtown per la serata di domenica 26 luglio la presentazione di Coam58: La Coppa “America”, Dal dopoguerra ai giorni nostri.

Elettra Nicodemi nella splendida città di Carrara, sul palco di piazza Alberica chiama sul palco la presidente dell’Associazione culturale Artemisia, Donatella Gabrielli per i saluti di apertura e per i ringraziamenti all’organizzazione.

Si parla dell’importanza del progetto, con un occhio all’attualità delle precauzioni contro il Corona Virus.

Il pensiero va anche a tutti coloro che si impegnano nella lotta contro il virus e al tratto fondamentale del partecipare ad un’associazione culturale: la crescita dei soci e la presa di consapevolezza.

Elettra Nicodemi poi racconta qualcosa sul suo libro dedicato alla storia del trofeo velico America’s Cup.

Inizia dal titolo del volume presentato Coam58 è una sigla, sta per Coppa America, sono le prime due lettere di Coppa e di America; 58 sta per 1958 che è l’anno in cui è ricominciata la Coppa dopo la Seconda guerra mondiale.

Nel video sentiamo qual’è l’origine del nome Coppa America e nel seguito sul perché ha deciso di narrare questa storia di sport.

Guarda il seguito cliccando sull’articolo I libri di Elettra Nicodemi, oppure collegati a Igtv Instagram di Inside The Staircase cliccando qui.

Con-vivere 2020

La proposta culturale di Artemisia per Con-vivere, festival di filosofia della città di Carrara che propone per quest’anno come filo conduttore il tema dei Diritti, è realizzata grazie alla collaborazione di Donatella Gabrielli e Daniela Bertani.

Patrocinata da Con-vivere, da Museo Ugo Guidi, dagli Amici del Museo Ugo Guidi, da Athena, Miscellanea, Sonoria, Sofymusic e ha il nostro supporto mediatico.

Verticalmente

Locandina della mostra “Verticalmente”

Verticalmente è la Collettiva Artistica organizzata dall’associazione culturale Artemisia nell’ambito della edizione 2020 di Con-vivere ed è una delle proposte insieme alla presentazione del libro di Angela Maria Fruzzetti.

Con-vivere si svolge dal 10 al 13 settembre 2020, mentre la mostra targata Artemisia proseguirà sempre negli spazi espositivi di via Carriona 39D, fino al 26 settembre.

Gli artisti partecipanti a Verticalmente sono: Donatella Gabrielli, Daniela Bertani, Daniela Spaggiari, Lucia Van Dael, Ginetta Pinelli, Manlio Pontelli, Pietro Bertonelli, Gio Guerri, Maria Rita Dolfi, Tatiana Angelotti, Mario Cobàs, Patrizia Pianini, Marcello Mark Nesti, Chiara Olmi Rol, Nicola Cirillo, Francesca Morbidini.

La critica artistica di Verticalmente è a cura di Maria Pina Cirillo e di Elettra Nicodemi.

La critica di Elettra Nicodemi a Verticalmente

La mostra Verticalmente promossa dall’Associazione culturale Artemisia con il patrocinio del Comune di Carrara e altri partner culturali come ad esempio il Museo Ugo Guidi e naturalmente Inside The Staircase, è una mostra che si ispira ai diritti in linea con il portato di Con-vivere, il festival a cui partecipa, nella sezione CarraraAperta;

Con-vivere e Artemisia chiamano con “i diritti” a sé tutti gli artisti che, frequentando Artemisia, si sono voluti cimentare, nella realizzazione di opere che si ispirino al tema dei diritti.

La questione è ampia, e la mostra propone un’interessante selezione delle sfaccettature a cui ci affacciamo -come guardando in un prisma-quando pensiamo alla parola diritti.

Si va da quadri figurativi, a informali, proprio perché il soggetto richiesto permette di parlare di diritti, di riflettere di diritti, di dipingere di diritti o più in generale di fare arte sia in maniera astratta che in modo mediato.

Presente il tema dei diritti della donna, a sua volta declinato in vari modi; interessante ad esempio sia il quadro della Morbidini che presenta un volto di giovane molto eloquente, infatti potrebbe far pensare a un lato erotico e passionale (diritto all’erotismo da non sottovalutare perché ha richiesto enormi sacrifici e richiede grande forza nel difenderlo), così come potrebbe ricordare una violazione dell’intimità femminile.

Rilevante la statua di Marcello Nesti sempre in merito alla questione dei diritti declinata nel versante femminile.

Nesti mostra una donna crocifissa, legata, rasata nei capelli e con una corona di spine.

La croce è rossa e non da altra indicazione di lettura insomma sembrerebbe che il messaggio legato a questa parte dell’opera sia univoco e da legarsi alla simbologia del colore rosso, ovvero alla passione; insomma, interpretando, la donna rimane legata alla sua passione, noto a latere che la croce è in legno, quindi in un materiale organico, a differenza del corpo femminile che è in resina polimaterica, quindi per il fatto che il legno è un materiale organico, caldo, vivo, sembra di vedere nell’opera di Marcello il racconto di quello che succede a molte donne le quali si ritrovano, finita la passione, a fare i conti con un uomo violento, prevaricatore che nel frattempo è riuscito a legarla a sé in un modo difficile da sciogliere, cioè con ciò che una donna di solito ama più di se stessa, la prole, la famiglia e allora la croce assume il suo lato verticale quello che prende anche i piedi della donna; parliamo di una donna che dà tutta sé stessa, infatti Marcello la rappresenta nuda; a parte la testa rasata che è simbolo del culmine della tortura -quella che prende anche i pensieri, la tortura psicologica- notiamo la posizione slogata, molto spesso infatti la donna non solo è pienamente consapevole dei soprusi in cui si trova a vivere, ma anche tenta, di liberarsi; un’opera che ha inoltre un respiro di speranza, quello che leggiamo nelle corde con cui è legata; la crocifissione è realizzata con funi, ciò mi ricorda il fatto che rimane sempre possibile liberarsi, c’è sempre una via d’uscita, talvolta difficile, sicuramente dolorosa, ma con l’aiuto di qualcuno di esterno è possibile deporre un peso insostenibile come quello della croce e metaforicamente, della violenza interna all’ambito familiare.

Resta, se così si può dire una riflessione sulla corona di spine che l’artista Marcello Nesti sceglie di fare in filo di ferro.

Un materiale con cui si fanno le recinzioni in filo spinato, per i luoghi da cui non si può scappare o a cui non si può accedere.

Metaforicamente mi fa pensare che non riusciremo mai a capire fino in fondo il dolore di una donna che si trova a dover fare i conti con le botte, con la violenza psicologica, con la violenza sui figli, però possiamo avvicinarci dice Nesti, togliendo alla statua i capelli, così come d’altro lato, penso che sul capo di una donna resterà sempre la cicatrice di quelle spine, le spine della violenza, resteranno anche quando ella riesca a levarsi di dosso quella morsa dolorosa, perché è tra i suoi diritti, perché deve essere così.

E allora penso a Henrik Ibsen, uno scrittore che mi è sommemante caro e al suo Casa di bambola, un testo del 1879 in cui racconta come una donna lascia il marito e i figli liberandosi dal ricatto morale di non potersene andare, facendosi forte di una riflessione, quella su sé stessa; quando il marito le dice, “Tu non puoi andartene, pensa ai tuoi figli”, lei risponde subito prima di prendere la porta per andarsene e un attimo dopo aver vestito il soprabito e il cappello, “Prima devo pensare ai miei doveri più sacri”.

Vorrei parlarvi anche di altre opere che ho visto in anteprima stamani durante l’allestimento per l’apertura di giovedì 10 settembre, come ad esempio quella firmata ROL, un’artista di Artemisia, che realizza una donna in abiti d’epoca a fianco di una vasca da bagno antica, mentre sta tirando fuori dalla vasca dei pesci per appenderli ad un filo.

Se pensiamo che la riflessione che produce il pensiero su uno qualsiasi dei diritti è qualcosa che esiste in maniera originale, che partecipa a una verità precedente, libera e naturale come ad esempio un pesce, qualcosa in altre parole che sicuramente ancora non è antropico e che questo qualcosa che nasce e cresce, metaforicamente, nell’acqua di un fiume o meglio nel vasto mare aperto, è qualcosa che noi riusciamo a tenere in tanta acqua quanta quella di una vasca da bagno cioè nell’ambito sociale, cittadino, allora penso che parlare di diritti è come pescare questo qualcosa e appenderlo a un filo per il bucato, per poterlo esaminare, annusare, per vederne i riflessi delle squame, per cibarsene in estremo, ma che così facendo questo qualcosa in qualche modo lo uccidiamo, ne resterà solo una carogna.

Così come ragiono sul fatto che i diritti sono qualcosa di tanto antico quanto un abito ottocentesco, un qualcosa da preservare sia dal tempo che dai tempi che cambiano, modificando o adattando, ma conservando ciò che è immutabile: i pesci si pescano nell’acqua, ovvero nel contesto sociale.

Poi il quadro di Donatella Gabrielli, una farfalla che si erge tra bozzi che sono volti; è una farfalla blu il cui tratto semplice ricorda un tatuaggio, qualcosa che resta all’incirca per sempre, nel momento in cui si crea.

E si tratta di una farfalla che nasce dal nulla della tela, domina infatti il bianco per lo sfondo e i volti sono abbozzati, sembrano palloncini, o crisalidi, allora penso riconducendo ai diritti che il tratto libero di Donatella sia da legarsi alla rinascita e alla liberazione dal contesto, insomma i diritti fanno rinascere quando vengono applicati e allo stesso tempo si può pensare che esistano in maniera assoluta rispetto al contesto da cui si ragionano.

In ultimo qui, ora, vi racconto del quadro di Patrizia Pianini, una bambina il cui volto è mostrato al chiaro di luna, dimentico di tutto il resto.

Io credo che quello della Pianini sia davvero un suo capolavoro, esso ricorda a noi che guardiamo una scena sospesa nel tempo eterno, quella di una bambina che guarda la vita che ha davanti negli occhi forse della madre, poi che i diritti per i bambini siamo noi a doverli fare.

Tutelare.

E siamo noi adulti che dobbiamo mostrare loro che cosa è la nostra cultura dandogli lo spazio e il tempo di crescere e di essere bambini.

Infine vorrei aprire la riflessione a un altro tipo di arte quella giornalistica, ricordando a tutti i colleghi il premio giornalistico nazionale Natale Ucsi alla sua XXVI edizione, con l’intento di premiare alla memoria di Giuseppe Faccincani, servizi giornalistici che, in breve, contengano testimonianze della difesa dei diritti.

La dicitura di questo premio recita: “testimonianze, problemi fatti inerenti ai valori della solidarietà, dell’integrazione sociale, della convivenza civile, della fratellanza, dell’attenzione verso il prossimo e della difesa dei diritti e della dignità umana.

Rifletto come la difesa dei diritti e la dignità umana vadano di pari passo, così come in un gomitolo che si porta dietro il suo filo, l’attenzione verso il prossimo sia la chiave per capire i diritti, la fratellanza sia il risultato forse di questa visione sociale, così come il rispetto della civile convivenza e anche la volontà di integrazione, così come di solidarietà.

Vorrei parlare di ognuno di voi che partecipa a questa mostra in un prossimo aggiornamento cercherò di includere in un modo o nell’altro ogni opera che partecipa, per ora grazie per leggere Inside The Staircase, ricordate di lasciare un commento in fondo a questa pagina web nello spazio dedicato perché è importante: è vostro diritto.

Arriverci a giovedì.

Elettra Nicodemi

Video della presentazione di Verticalmente

Nel video vediamo l’apertura della mostra Verticalmente.

Introduce la presidentessa dell’associazione culturale Donatella Gabrielli, parlano Maria Pina Cirillo e Elettra Nicodemi curatrici artistiche dell’evento.

Video registrazione realizzata durante l’inaugurazione di Verticalmente

Donne in cammino: da Adelina ad Albertina

Inoltre, tra le proposte dell’associazione Artemisia dentro Con-vivere anche la presentazione del libro di Angela Maria Fruzzetti intitolato “Donne in cammino: da Adelina ad Albertina”.

La presentazione è in programma presso il fondo Giannotti via San Martino, 1 Carrara (MS) il giorno venerdì 11 settembre alle 21,15.

Articolo in aggiornamento.


Redazione Inside The Staircase

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