Arte Contemporanea

Museums: Let’s see the 2020 tape cuts

Musei: Vediamo i tagli del nastro 2020

Consideriamo la chiusura massiccia dei luoghi d’arte e di cultura, in generale di convivio, ma nello specifico parlando della vera e propria chiusura dei musei che l’emergenza sanitaria da Corona Virus (o covid19) si porta con sé.

Qui Inside The Staircase ha una più o meno buona intuizione: ampliare l’orizzonte alle mostre il cui inizio è in programma per il trimestre estivo o autunnale e ai nuovi musei.

Sempre sperando di fare cosa gradita ai curiosi lettori e buon servizio agli appassionati, così apriamo l’agenda, iniziamo a vedere già ora sebbene siamo ancora alle porte della Primavera quali sono le proposte per la seconda parte dell’anno.

Quali saranno i nuovi musei da visitare, sempre con la dovuta considerazione alla situazione attuale, poi con un pensiero speciale a chi sta soffrendo.

A chi sta lottando contro questa nuova terribile forma virale, ovvero ai malati naturalmente, ma anche ai contagiati, ai sani reclusi e a quanti già -purtroppo- hanno perso delle persona cara, così come ai medici, agli infermieri, ai sanitari tutti, ai ricercatori e a quanti si adoperano nel proprio campo per cercare di superare e alleviare le conseguenze dell’epidemia pestilenziale di covid19. 

Trovo di particolare interesse l’apertura di nuovi musei, iniziamo dai più attesi o meglio da quelli di cui si sente parlare da molto, perché l’inaugurazione è per vari motivi di anno in anno rimandata, con il patto di parlare prossimamente anche delle mostre più attese.

Agenda Nuovi Musei

Museo di arte moderna e contemporanea a Rimini

Il Museo di arte moderna e contemporanea aprirà nel 2020 a Rimini, nelle sedi di Palazzo del Podestà e di Palazzo dell’Arengo per la collezione della Fondazione San Patrignano.

Con una convenzione decennale tra i due enti, Comune di Rimini e la Fondazione.

Tra le nuove opere dovremmo vedere a Rimini “VBSS.002” di Vanessa Beecroft, poi l’opera neworkese “Untitled” di Agnes Martin, di Julian Schnabel “Carlina” e di Michelangelo Pistoletto “Tra Specchio e tela”. 

Grand Egyptian Museum

Attesissimo da egittologi e non il Grand Egyptian Museum.

Il museo la cui apertura è rimandata da molto aprirà finalmente quest’anno, naturalmente al Cairo, vicino alle piramidi.

Esporrà la famosissima collezione di cinquemila quattrocento oggetti ritrovati nella tomba di Tutankhamon. La collezione del Grand Egyptian Museum vanta un totale di oltre 100 mila reperti dell’Antico Egitto.

Dunque merita un bel giro, dato che siamo in Medio Oriente, scendiamo fino a Dubai.

Museum of the Future

Un video dal Museum Of The Future di Dubai sulla mostra Hi, I am AI

A Dubai è atteso per il 2020 il Museum of the Future.

Al Museum of the future architettura e design sono in perfetto stile Emirati, ossia affacciati sul futuro.

In breve, il progetto è realizzato con un algoritmo e l’edificio attualmente è in costruzione, sarà ovale.

Con i suoi settantotto metri di altezza non avrà niente di meno degli altri palazzi della capitale araba, le facciate saranno in acciaio inossidabile e vetro, con un motivo a calligrafia.

L’Of The Future propone di essere all’avanguardia nel percorso espositivo e propone di esporre solo cose futuribili.

Abbiamo in precedenza sentito parlare del museo di Dubai come di una piattaforma che ha introdotto al World Government Summit alcuni scenari tecnologici per permettere di immaginare con chiarezza come andranno le cose, per esempio realizzando il potenziamento di un edificio con l’intelligenza artificiale.

Il palazzo presentato come scenario tecnologico, in un percorso espositivo studiato su varie stanze, ha permesso di mostrare la potenza e la versatilità di questa tecnologia di cui si sente parlare sempre più frequentemente: l’intelligenza artificiale.

Durante l’esibizione sono state poste alcune domande che sembrano ormai accompagnare ogni discussione sull’AI.

Come ad esempio, l’intelligenza artificiale può essere creativa? Oppure Quale è il nostro futuro con l’intelligenza artificiale?

Di certo sappiamo che la mostra su questo tipo di tecnologia è solo una di quelle realizzate dal museo degli Emirati Arabi.

Tra le altre, ricordiamo anche quella del 2017 che ha offerto uno sguardo su come sarà il nostro pianeta, ovvero sul futuro della Terra tra trent’anni, chiamata “Climate Change Reimagined: Dubai 2050“.

Queste mostre sono state tutte realizzate per il World G. Summit, ma ci danno idea di cosa aspettarci nella nuova sede.

Il punto comune è indagare il ruolo della tecnologia futura in diversi settori della società.

Albertina Modern

La Albertina Modern di Vienna apre nel cuore della capitale austriaca.

Oltre alla pregevolissima Essl, tra le più importanti collezioni d’arte austriache dalla seconda metà del XX secolo ad oggi, propone una raccolta di sessantamila opere d’arte moderna e contemporanea.

L’inaugurazione dell’Albertina Modern era prevista per il 13 marzo.

Siamo in attesa di saperne di più.

Mentre a Bordeaux in Francia ci sono altre novità.

Bassins de Lumières

Bassins de Lumières è per l’arte digitale contemporanea.

Il museo dal nome suggestivo “bacini di luce”, sorge nella vecchia base sottomarina di Bordeaux, propriamente è un centro d’arte digitale.

Propone nel percorso espositivo le proiezioni oversize dei capolavori della storia dell’arte.

Li proietta sulle pareti (pavimenti, muri verticali e soffitto) e sull’acqua, poco fa abbiamo parlato del museo emiliano ora torniamo in Italia.

Stavamo aspettando nuove informazioni, ma ora che aperto vediamo che sono in corso quattro mostre.

ADI Design Museum

A Milano ADI Design Museum avrà sede in una ex- area industriale di Porta Volta tra via Bramante e via Ceresio.

Nelle vicinanze del Cimitero Monumentale, l’Adi Design è un museo di prossima apertura dedicato al design con più di duemila pezzi esposti.

Comprende una collezione permanente con oggetti premiati da ADI Associazione per il disegno industriale sin dal 1954.

I lavori di ristrutturazione dell’edificio sono terminati, la fase in cui si trova ora è quella di allestimento, stanno allestendo per la disposizione della collezione, per la realizzazione dell’area ristoro, per gli spazi che verranno adibiti alle mostre temporanee.

I pezzi della raccolta, ovvero il nucleo dell’ADI Design Museum, è costituito dai circa 350 pezzi.

I 350 pezzi sono i premiati Compasso D’Oro.

Il percorso espositivo del museo sarà probabilmente all’insegna della narrazione della dei risvolti economici, sociali e culturali che si possono leggere attraverso il design.

Alcune parti dell’edificio stesso sono di interesse peculiare.

Per così dire, sono esempi di “archeologia industriale”.

Nel progetto di rifacimento del complesso architettonico infatti si è fatta attenzione a salvaguardare la storia del palazzo che di per sé è di grande interesse.

In passato il palazzo del’ Adi Design Museum era la sede di una centrale Enel.

Per il momento l’apertura è fissata al prossimo giugno.

Anche se considerando la forte emergenza sanitaria in cui si trova il nord Italia a causa dell’epidemia da covid19, non è sbagliato né porre attenzione alla data di apertura, né riportare l’informazione con le dovute cautele, potrebbe in effetti essere rimandata.

Restiamo in attesa di comunicati mentre diamo uno sguardo al mappamondo.

Artizon museum

Siamo in Giappone, questo museo si chiama Artizon Museum; fino a poco tempo fa era il Bridgestone Museum of Art.

Sempre in Giappone, sempre nella capitale Tokyo, ancora una volta l’esposizione riguarda una grande collezione; la collezione di Shojiro Ishibashi (1889-1976).

Abbiamo una buona notizia: la Fondazione di interesse pubblico Ishibashi, ha già riaperto i battenti; sono passati circa cinque anni dalla chiusura della sede Bridgestone.

Il Bridgestone era stato inaugurato nel lontano 8 gennaio 1952; ora il Bridgestone è chiuso, ora si chiama Artizon Museum.

Si trova negli spazi della  Museum Tower Kyobashi. ha scelto il nome Artizon Museum. perché con il nome di Artizon Museum vuole raccontare qualcosa di sé.

Il nome unisce la parola “arte” a “orizzonte”; al centro della crasi il concetto di “sentire la creatività”, nell’ordine di idee di avvicinarsi all’arte, percepirla.

L’arte si può percepire avvicinandosi all’arte, il che è un po’ come il desiderio di avvicinarsi all’orizzonte, dunque avvicinarsi all’arte o all’orizzonte è qualcosa che si può realizzare nel farlo, nella volontà di percorrere quella direzione.

L’orizzonte si può raggiungere, così come si può raggiungere l’arte, in un solo modo, aprendo la propria mente, l’intento dell’Artizon Museum è quello di fare qualcosa di buono, dare vita ad una nuova epoca basata proprio sulla forza dell’arte.

All’Artizon Museum ritengono, si debba fare un passo nel futuro e poi spiegano che si può fare, facendo leva sul proprio dna e sulle impronte del passato, è quasi il motto dell’ Artizon Museum.

Le opere in esposizione nella collezione permanente sono varie, quadri impressionisti, arte giapponese di ispirazione occidentale, arte contemporanea e del xx secolo.

Artizon ha aperto lo scorso gennaio nella nuova sede, si gode degli ampi spazi espositivi -doppi rispetto al passato, poi della ottima illuminazione e climatizzazione

Da Tokyo vorrebbero offrire al pubblico la migliore visita possibile e sanno che non c’è alcuna volontà che si realizza di per sé, qualsiasi sia l’impegno, lo sforzo, l’ingenza delle risorse.

E che ogni volontà non è qualcosa di costituito, ma è qualcosa a cui può credere e verso cui si può dirigere il proprio cammino; a quanto pare l’Artizon è una vera e propria coinvolgente esperienza artistica.

Vedere per favore l’avviso nella pagina precedente sulla chiusura causa Corona virus del museo.

In ultimo forse è interessante ricordare il premio Nobel 2014 per la fisica attribuito al trio Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shūji Nakamura per l’invenzione dei diodi efficienti a emissione di luce blu che hanno permesso la realizzazione di fonti luminose bianche brillanti e a risparmio di energia; questo potrebbe far riflettere su quanto possiamo aspettarci per l’illuminazione dell’Artizon, infatti se è vero che la tecnologia a Led è diffusa in tutto il mondo occidentale civilizzato per il fatto che illumina molto e bene e consuma poco, scalda meno e non ha bisogno di essere sostituita in breve tempo, producendo quindi un risparmio non solo in termini economici ma anche in termini di minor inquinamento, è vero anche che per i giapponesi la luce è molto importante.

Si dice che il xxi secolo sarà illuminato dalle lampade a led, acronimo che sta per light emitting diod.

La storia del Led affonda a inizio del xx secolo, quando viene descritta un’emissione di luce da un semiconduttore a cui veniva applicata una tensione elettrica, in quel periodo, gli anni di Guglielmo Marconi sono ancora acerbi per sviluppare questa idea, poi ci fù la seconda guerra mondiale che fermo tutto oltre a uccidere milioni di persone e a segnare una cicatrice indelebile nella storia dell’umanità; arrivarono gli anni ’60 e i led erano realtà, erano di due colori a quell’epoca, il verde e il rosso; portavano con loro una sfida, quella di diventare la nuova forma di illuminazione se solo si fosse riuscito a creare il bianco; per fare il bianco ci voleva il blu da sovrapporre ai due colori già in uso, tecnicamente un semiconduttore chiamato nitruro di gallio, che era difficile da gestire.

Ci lavorarono dalla Meijo University, dalla Nagoya University, dall’Università della California; come al solito, come è sempre stato nel corso del mondo, c’era qualcuno che aveva un orizzonte verso cui camminare, dire bye bye al filo in tungsteno delle comuni lampadine, si trattava di cambiare il mondo in un modo straordinariamente invisibile perché riguardava proprio la luce che serve per vedere, e poi c’era qualcuno che credeva questo fosse possibile.

GES-2

La V—A—C Foundation di arte contemporanea è stata fondata da Leonid Mikhelson and Teresa Iarocci Mavica, nel 2009.

Avrà a partire da quest’anno diversi quartieri generali, oltre a quello delle Zattere a Venezia.

Annunciata per il 2020 l’apertura della sede moscovita, il palazzo è in fase di costruzione; credo che abbia un paio di particolarità che lo rendono singolarmentee interessante: una cosa di grande interesse è l’edificio principale, l’altra il progetto architettonico.

L’edificio principale risale almeno agli inizi del secolo scorso, in passato fungeva da centrale energetica; non sappiamo se il plesso che sarà restaurato e rinnovato sarà anche la parte centrale dell’edificio, per così dire il cuore dell’area espositiva, tuttavia sappiamo qualcosa di più sul progetto.

La nuova sede della V—A—C Foundation è disegnata dall’architetto italiano Renzo Piano; Renzo è amatissimo e famoso in tutto il mondo.

Non credo che la fama si basi su qualcosa di discutibile, così come credo che essere famosi e amati non sempre coincidano, essere famosi in generale è qualcosa che non ha alcun senso imputabile alle qualità personali, sono gli altri che ti rendono famoso, tu fai solo bene il tuo lavoro.

Essere amati però sì, è qualcosa che riguarda quello che uno è, ontologicamente. anche se sono sicura che nessuno che è amato abbia mai capito il vero motivo per cui lo sia.

Renzo Piano è famoso per i suoi numerosi progetti edili per la carriera e per la novità di ognuno dei suoi edifici, specialmente per la sua visione geniale dell’architettura.

In Italia e nel mondo è particolarmente amato non solo perché è un cittadino illustre, non solo per i molti palazzi che gli italiani hanno il piacere di godere per bellezza e unicità, come ad esempio la biosfera dell’acquario di Genova, ma anche per la sua opera ingegneria edile gratuita proprio alla città di Genova (Liguria) dopo la tragedia urbanistica 2018.

Poi perché per le rare volte che lo abbiamo sentito parlare in televisione è arrivato come un angelo sulle macerie della discussione e ci ha mostrato un altro futuro possibile del contendere, la leggerezza.

Il complesso a Mosca conta 20mila metri quadrati e si chiamerà GES2, la collezione esposta al GES2 non è ancora nota, tuttavia conoscendo i particolari meriti della fondazione a cui GES2 fa capo in campo storico-artistico specialmente per opere d’arte del xx secolo, mettiamo in lista qualcosa.

Francis Bacon, ma anche Alighiero e Boetti, Marcel Broodthaers, Liz Deschenes, Natalia Goncharova, Wade Guyton, Wassili Kandinsky, Lucy McKenzie, Amedeo Modigliani, Sigmar Polke to Mike Nelson, James Richards, Gerhard Richter, Bridget Riley, Egon Schiele, Dayanita Singh, Hito Steyerl and Christopher Wool.

Ci aspettiamo che l’attenzione della V—A—C Foundation resti alta, rispetto alla sinergia tra gli artisti contemporanei e le opere d’arte di artisti affermati, cioé rispetto nella dialettica in cui la V—A—C Foundation tiene il suo centro.

Munch Museet

A Oslo il Munch Museet il museo dedicato all’artista Edvard Munch si rinnova, celebre per quadri come l’Urlo, Madonna, Pubertà, Sera sul viale Karl Johan e altri cambia sede, ultima chiamata dunque per visitare il museo secondo il suo arrangiamento originale.

Il primo Munch Museet era stato inaugurato nel 1963, quello nuovo sarà inaugurato quest’anno, il nuovo allestimento sarà fatto in una nuova sede.

Potremmo vederlo nel corso di quest’anno per la precisione dall’autunno prossimo periodo in cui è attesa la nuova apertura.

Nel 1940 il pittore lasciò in donazione insieme a Rolf Stenersen il corpus delle sue opere ai cittadini di Oslo, città dove scomparve quattro anni dopo.

La collezione costituisce la raccolta del Munch Museet e al termine dell’ultima mostra in corso il tutto si sposterà nella nuova sede, ovvero un palazzo completamente nuovo ancora una volta a Oslo; la capitale norvegese sede tra l’altro anche del Museo delle Navi Vichinghe e del Museo Marittimo Norvegese.

Il museo che nel frangente odierno è chiuso per le misure di restrizione anti corona virus ha una collezione di notevole portata.

È fatto di 1150 dipinti, di 7700 tra disegni e acquarelli, ha sulle diciottomila stampe con circa 700 motivi diversi; ci sono tredici sculture, poi circa 500 piatti stampati.

Un 2240 oggetti contando tra libri, taccuini, strumenti, mobili, altro, vediamo una performance musicale ispirata all’urlo di Munch a porte chiuse dentro il Munch Museet.

Humboldt forum

Il nuovo centro culturale berlinese Humboldt Forum in apertura il prossimo settembre, conterrà circa ventimila oggetti, provenienti dall’Asia, dall’Africa, dall’America, dall’Oceania.

L’intento del percorso museale è metterre insieme ricerca e scienza contemporanea con la storia di Berlino.

Un ampio spettro di mostre e eventi di accompagnamento si preannunciano come parte integrante della comunicazione del museo.

Il palazzo progettato da Andreas Schlüter nel xviii secolo si trova nel cuore di Berlino, con una architettura che, a quanto pare, conserva la parte barocca a fianco di quella contemporanea.

Con uno spazio espositivo di oltre trentamila metri quadrati, saranno dedicati a ospitare la possibilità di incontrare le culture originarie di altri continenti.

Academy Museum of Motion Picture

L’ Academy Museum of Motion Picture è a Los Angeles è attinente alla Academy of Motion Picture Arts and Science, ovvero alla organizzazione che gestisce gli Oscar.

Ancora una volta un progetto architettonico di Renzo Piano, il grande architetto italiano di cui abbiamo già parlato in questo articolo a proposito del GES-2 il museo di Arte Contemporanea della V–A–C foundation.

Il nuovo museo californiano sorge su un vecchio magazzino May Company del 1938 e ha una data di apertura: il 14 dicembre 2020.

Avrà al fianco una struttura in vetro che sembra sollevarsi da terra, una terrazza panoramica, un auditorium da mille posti.

Cuore del museo la collezione dell’Accademy o le mostre e installazioni interattive? In perfetto stile USA saranno i visitatori a scegliere.

Non mancheranno spazi per l’intrattenimento, spazi dove spendere anche una intera giornata nella patria dei film, della recitazione e naturalmente della sportività, buon vento dunque a Los Angeles.

Una metropoli, Los Angeles, che sicuramente saprà godersi il suo nuovo museo, perché l’Academy Motion Pictures sarà davvero divertente; a quanto pare metterà al centro i contenuti culturali e la loro fruizione.

Senza darsi altre arie, né cercando rigidi collegamenti tra cose e senza indurre alla comprensione di un messaggio, ma piuttosto mettendo a disposizione del pubblico un patrimonio culturale, quello del cinema.


In copertina e nel corpo del testo: particolare di e “Gli amanti”, di René Magritte, conservato al Moma New York (l’immagine è puramente decorativa).

Licenza Creative Commons

written by/scritto da Elettra Nicodemi

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