Arte Contemporanea

Fondazione Zeffirelli onlus, arte a trecentosessanta

Emergenza Corona Virus

Il museo normalmente è aperto al pubblico dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 18 e di solito resta chiuso il 24, 25, 31 dicembre e il 1° gennaio.
Al momento il Museo Fondazione Franco Zeffirelli e la Biblioteca delle Arti e dello Spettacolo rimangono chiusi in base alle misure disposte dal governo.

La sede e il museo

Elemento del percorso espositivo del Museo Fondazione Franco Zeffirelli

“ZF” sono le due lettere che capeggiano nel logo, separate da uno dei simboli della città di Firenze.

Dove ha sede la Fondazione Franco Zeffirelli onlus.

Il simbolo di cui stiamo parlando è con ogni probabilità la cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Il capolavoro architettonico del Brunelleschi si trova a pochi minuti a piedi dal palazzo che ospita il Centro Internazionale per le arti e per lo spettacolo

La sede si chiama Complesso di San Firenze.

E si trova nell’omonima piazza San Firenze.

Il complesso di San Firenze è il luogo dove si trova il Fondo artistico di particolare interesse storico Franco Zeffirelli.

L’esposizione del Fondo artistico in cui confluiscono tutti i documenti riguardanti l’attività artistica del Maestro Franco Zeffirelli costituisce il percorso espositivo del museo.

Franco Zeffirelli è stato un regista e scenografo.

In campo cinematografico, teatrale, operistico.

Franco Zeffirelli ha una carriera che abbraccia il xx e xxi secolo, dal dopoguerra al 2019.

Zeffirelli ha lavorato fino all’ultimo, il 2019 è infatti l’anno della scomparsa.

Il regista italiano è stato una eccellenza mondiali nel campo della regia.

Ha avuto una buona intuizione.

Quella di conservare gli oggetti scenici così come gli studi per gli allestimenti teatrali e per i set cinematografici.

La buona intuizione di Zeffirelli si è tramutata in un museo.

Un museo che permette di vedere come si fa cinema e come si fa teatro nella pratica e nella progettazione prima della messa in opera.

Il fondo è visitabile nelle sale del complesso storico di San Firenze con un itinerario che è uno dei migliori che abbia mai percorso.

Ma c’è solo un buon motivo per fare il biglietto e salire la prima rampa di scale: la fama di Franco Zeffirelli, iridata.

Io ne avevo sentito parlare prima certo, è una di quelle very important people di cui il nome è nell’aria e ne hai già sentito parlare prima o poi.

Poi ascoltai un amico un giorno, parlare di lui, ma fu nel momento in cui vidi una luce nei suoi occhi.

In realtà  la stessa che ho riconosciuto tra le sale.

Fu quell’entusiasmo, l’entusiasmo che avevo sentito nel racconto a farmi prendere in seria considerazione l’idea di visitarlo, o meglio fu in quel momento che decisi: vedrò il Museo Fondazione Franco Zeffirelli.

Poi è andata che al San Firenze sono stata attratta come un pesce da un’esca.

Solo uscendo mi sono resa conto del perché avevo sentito quella strana sensazione dopo essere entrata.

A pochi passi oltre la cancellata di ingresso.

La percezione di inoltrarmi in un luogo con dei confini e un’identità.

Gli oggetti di scena

Franco Zeffirelli

La carriera di Franco è stata lunga quasi settant’anni.

Dunque si può immaginare che di cose da vedere ce ne sono.

Ce ne sono parecchie, numericamente.

E parecchie intellettualmente.

I suoi disegni mostrano una progettazione della scenografia su carta, scena per scena.

I fogli sono colorati e pregevoli dal punto di vista artistico.

Presentano scritte, appunti, impressioni indicazioni accanto al disegno vero e proprio.

Oltre ai disegni, troviamo foto in cui compare lui stesso.

Poi foto di gruppo per così dire, con i collaboratori e gli attori.

Foto del set cinematografico.

Poi ci sono i premi conferiti a Franco Zeffirelli.

Le locandine dei film, con gli attori nei loro personaggi.

I costumi sui manichini stanno lì si potrebbe dire che attendano -prima- di essere guardati da vicino- per prendere di nuovo le distanze.

Come se fossero abiti di un personaggio che è, almeno per un momento lontano nel tempo, esistito davvero e per sempre.

Il repertorio

I plastici delle scenografie, realizzati in vari materiali, sono la parte più suggestiva.

Fanno sentire in una dimensione meta-teatrale e aprono gli occhi sui disegni, disegni che sono la visione di Franco Zeffirelli (1923-2019).

La sua visione su delle storie che in alcuni casi sono state scritte migliaia di anni fa.

Poi tramandate.

E infine hanno preso vita.

Di nuovo a distanza di decine di secoli.

Hanno preso vita sui palcoscenici dei migliori teatri del mondo.

Ad esempio sono state recitate al Metropolitan Opera House di New York.

Al Teatro Eliseo di Roma che è stato la casa di Zeffirelli.

Così come le opere del maestro Zeffirelli sono andate in scena all’Old Vic di Londra.

Dove scintilla Judy Dench.

La star famosa per il ruolo nella serie cinematografica 007.

Judy Dench la cui interpetazione in Chocolat rimarrà nella storia del cinema in eterno.

Judy Dench ha lavorato con Franco Zeffirelli in molti ruoli.

Dame Judith Olivia Dench (York, 9 dicembre 1934), attrice britannica è stata Giulietta, Titania, Lady Macbeth e un centinaio di altri ruoli.

Lavoravano con la Royal Shakespeare Company.

In Un tè con Mussolini regia Franco Zeffirelli 1999, Judy Dench è tra i protagonisti.

E lo è insieme a Maggie Smith.

Lasciate che vi ricordi una cosa.

Il pensiero e l’immaginazione non sono vanità degli scrittori e dei geni.

Sono qualcosa che ha una esistenza autonoma.

Che può durare nel tempo, oltre i secoli, oltre i confini, al di là delle incomprensioni.

E anche -infine- qualcosa che riguarda le storie che Franco Zeffirelli ha diretto.

Storie scritte da Giovanni Verga.

Da Luigi Pirandello.

Da William Shakespeare, lo abbiamo visto con Judy Dench, Giulietta e Romeo.

Ma anche le opere musicali di cui Franco Zeffirelli è regista sono parte di questo meccanismo.

Parliamo di opere scritte da Giacomo Puccini, da Giuseppe Verdi, Georges Bizet

Le storie della letteratura e dell’opera hanno una forza.

Hanno la forza di unire le vite di ciascuno di noi.

Per due buoni motivi.

Perché mostrano qualcosa in cui ognuno può riconoscersi.

E perché serbano un significato per la -di per sé vuota- parola “uomo”.

Fare un giro al Museo Zeffirelli mi fa pensare che non tutto va perduto.

Mi fa pensare che la complessità intellettuale di Franco Zeffirelli è ancora viva.

Si può sviluppare ancora oggi attraverso ciò che rimane delle sue opere.

Queste “ceneri” sono per tutti una risorsa.

Ci fanno venire a parte di un patrimonio culturale. Il patrimonio culturale del rappresentarsi, del raccontare le vicende umane.

Per avvicinarsi gli uni a gli altri.

Per prendere in considerazione il fatto che c’è qualcosa di più profondo nell’animo umano oltre al quotidiano.

Dante Alighieri

Una intera sala del Museo Zeffirelli è dedicata alla Divina Commedia.

Un’intera sala al Museo Franco Zeffirelli è dedicata alla Divina Commedia di Dante Alighieri.

Specialmente alle rappresentazioni della Divina Commedia.

Fatte a mano, disegnate dal maestro.

La stanza su Dante Alighieri ha un percorso espositivo esclusivo.

Capitiamo all’interno della stanza attratti dalle luci del proiettore riflesse sulla parete.

I colori si scorgono dalla porta.

Come per magia ci ritroviamo nel bel mezzo, si potrebbe dire, del cammin di nostra vita.

Nella selva oscura i disegni di Franco Zeffirelli sono proiettati.

E sono appesi alle pareti in ordinate cornici bianche.

I fogli dipinti contengono annotazioni e versi tratti dalla terza cantica, l’Inferno.

Le immagini di Zeffirelli sembrano arrivare direttamente dall’immaginazione di Dante Alighieri.

Incolumi atterrano al terzo millennio.

Lo fanno attraverso un interprete finissimo degli studi critici sulla Commoedia di Dante, Franco Zeffirelli.

Ho fatto delle foto, quando ero là.

Sono nella galleria di immagini.

Ci sono foto dei disegni e della stanza.

Le ho scattate durante la visita.

L’articolo poi continua, più oltre.



Eventi e progetti

La fondazione Franco Zeffirelli onlus. promuove diversi progetti.

Tra questi progetti vediamo Moovart Co-Expo 2020.

Moovart Co-Expo 2020

Conferenza di apertura Moovart Co-Expo Firenze 2020 del 3 marzo 2020, riprese e sottotitoli: Elettra Nicodemi

Nel video i saluti di Pippo Zeffirelli (presidente della Fondazione Franco Zeffirelli).

L’intervento di Cristina Giachi (vicesindaco del Comune di Firenze).

Poi Fabrizio Checchi e Sergio Bernardi (presidente e vicepresidente della fondazione Amedeo Modigliani).

Infine prima delle domande della stampa, parla Victoria Soto (professoressa di Storia dell’Arte).

Moovart 2020 è patrocinato dal Comune di Firenze.

Realizzato dalla Fondazione di Ricerca Scientifica Amedeo Modigliani in parternship con la Moov ltd.

Ha un intento di promozione culturale.

Vogliono promuovere a livello internazionale i nuovi artisti emergenti.

La conferenza di apertura alla stampa con le autorità si è tenuta martedì 3 marzo.

Prima del decreto restrittivo emanato dal governo italiano.

Lo stesso decreto noto anche per il battage sui social con l’hashtag iorestoacasa.

La conferenza di apertura è qui riportata.

A disposizione di tutti coloro che abbiano il piacere di parteciparvi virtualmente.

Il video è sottotitolato.

Centro Internazionale per le Arti e per lo Spettacolo

Per maggiori informazioni che riguardano in generale le sezioni del Centro Internazionale per le Arti e per lo Spettacolo, come ad esempio la Fondazione, la Didattica e gli Eventi, si prega di visitare il sito web fondazionefrancozeffirelli.com.

di Elettra Nicodemi    

Annunci

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.