Storia dell'Arte

Eugène Delacroix: periodi e commissioni, arte e biografia

Eugène Delacroix nasce nel 1798 e scompare come stella rutilante nel firmamento della pittura nel 1863. Vive in Francia, a Parigi, dunque nello stesso periodo del suo amico Gustave Courbet (1819-1877) più giovane di lui di una ventina d’anni, incrocia il più vecchio Théodore Géricault (1791-1824) latore dei grandi maestri Ingres e David; è contemporaneo di Jean-François Millet (1814 -1875) anche egli più giovane, di sedici anni, e da lui stimatissimo. Questi tre di cui si cita, sono i maggiori esponenti del Realismo, corrente pittorica ottocentesca, schierata politicamente e riconoscibile per l’intento di realizzare pitture che siano il più possibile veritiere, in cui non vi sia trasfigurazione onirica, né idealizzazione, in cui il racconto per immagine coinvolga esclusivamente la vita quotidiana, possibilmente contadina. Corrente dalla quale certo Delacroix non poteva sottrarsi del tutto. Per il Realismo tuttavia Delacroix non mostrerà mai alcun trasporto, piuttosto lo rifiuterà marcatamente, date le sue origini aristocratiche. In altre parole pur considerando il Realismo come da tenere in buon conto e da ammirare nella volontà di dare luce al mondo rurale, non ne parteciperà mai pienamente. Con il Realismo -diffuso in Francia nel periodo di Delacroix e con cui indirettamente dovrà scontrarsi- Delacroix ha in comune solo la grande attenzione per la pittura naturale, cosa che approfondisce ulteriormente per suo conto durante i molti viaggi che costellano la sua vita. Il Romanticismo piuttosto è la corrente di cui Delacroix fa strumento e che rivediamo mista ad una attenzione sfumatamente realista nella resa di luoghi lontani come nel Marocco di Une rue a Meknés, dipinto durante il viaggio in Nord Africa nel 1832, al seguito del diplomatico conte de Mornay.

PITTORE ROMANTICO

Eugène è pienamente allineato al Romanticismo già dal 1825 a seguito del viaggio in Inghilterra di cui la partenza fu determinata da una serie di fattori: a Parigi aveva  avuto modo di vedere quadri degli inglesi John Constable e Thomas Lawrence; il mercato dell’arte inglese era più fiorente di quello francese; infine l’amicizia stretta in Francia con dei giovani artisti inglesi Bonington e Fielding. E poi il motore del viaggio: la libertà che Delacroix vede nella produzione artistica inglese dell’epoca -romantica-, meno soggetta a gerarchie tra generi pittorici rispetto alla pittura francese, in breve capace di esprimere sentimenti.

Il tratto distintivo di Delacroix è, tuttavia, il suo repertorio iconografico. Durante il corso dei tre periodi principali in cui si può dividere comunemente la vita artistica di Eugène, vediamo la ripresa con variazioni di temi che sopiscono nella sua pittura e che di volta in volta egli rinfocola. Ed è qui che – a nostro avviso- sta la freschezza del percorso espositivo della mostra attualmente in corso a Parigi, la prima monografica sul maestro francese dal 1963- nella capacità di accostare dipinti di Delacroix – liberamente – rispetto all’ordine cronologico e con un’esposizione tematica libera su percorso a spunto biografico.

IL REPERTORIO ICONOGRAFICO

Delacroix mette nel cassetto immagini tratte dai suoi studi letterari (legge, per esempio William Shakespeare, Walter Scott, …, Dante Alighieri) per poi rispolverare le sue impressioni, nel corso della carriera. Per questo la cronologia delle sue opere è perturbata e di difficile comprensione a meno di considerare un carattere unitario nella personalità artistica di Delacroix. L’influsso degli studi sulla storia dell’arte è notevolissimo in Delacroix, e ancora una volta tutto era già in nuce nell’artista francese sin dai primi anni della sua attività, per esempio conosceva gli italiani e i fiamminghi già negli anni ’20- del 1822 Dante e Virgilio ispirato a Rubens– ma è solo dopo il 1939 -anno in cui per la prima volta visita le Fiandre – patria di Rubens– che la forza dirompente dei fiamminghi si presenta inconfondibile nelle sue tele, basti la Caccia ai leoni del 1855.

I PERIODI

Delacroix può essere studiato con un occhio alle committenze, il periodo floreale del 1849 si considera legato alla realizzazione della Galerie d’Apollon, oppure diversamente per “piccoli periodi” in riferimento agli anni di esposizione al Salon dove spesso è presente. Gustave Planche vedendo il San Sebastiano al Salon del 1836, si pone giustamente la questione delle scelte e riferisce- il colore di quest’anno richiama evidentemente Tiziano- il colore dell’anno precedente, anno in cui Delacroix espone Cristo sulla croce, richiama Rubens e nelle Le donne di Algeri del 1834 vediamo Veronese-. Come se Messier Delacroix mai contento delle sue scelte cercasse in continuazione un nuovo modo di dipingere. L’eclettismo di Delacroix che comprende tra le altre cose anche l’ossessione per il paesaggio marino, è evidente nello studio della totalità della sua produzione artistica. Il suo genio lo è nello studio e nella riproposizione dei maestri del passato da cui trae ispirazione.

Elettra Nicodemi

Fonti:

Delacroix, Opera di accompagnamento alla mostra Delacroix, Parigi, museo del Louvre, dal 29 marzo al 23 luglio 2018 poi al the Met dal 13 settembre al 6 gennaio 2019, edizioni Hazan, Parigi 2018, pagine 480, testi di Catherine Adam-Sigas, Sebasteien Allard, Côme Fabre, Dominique de Font-Reaulx, Michèle Hannoosh, Mehdi Korchane, Ségolène le Men, Catherine Méneux, Asher Miller, Marie-Pierre Salé. pag. 277 sulla parte relativa a Delacroix -Millet e il mondo rurale, pag. 361 su Delacroix ammiratore di Courbet, pag.347 sulla questione Gèricault – Ingres, pag. 229 sull’ambiente artistico a Parigi, pag. 278 per una interpretazione più approfondita sulla impermeabilità di Delacroix al Realismo, pag. 389 sul viaggio in Nord Africa, pag.387 per il viaggio del 1825 in Inghilterra, per chi volesse approfondire sulla fusione con la pittura inglese cfr. pag.60 e gg., pag. 32 sul Dante e Virgilio del 1822, pag 138 su Gustave Planche, pag. 208 sulla facilità con cui passa da un genere all’altro, p.138 sui riferimenti letterari e anche pag. 278 per i cavallereschi, pag. 252 per il paesaggio di mare, pag. 186 sulla pittura religiosa di Delacroix,

Delacroix, Album dell’esposizione, pag. 38 sul “repertorio iconografico” di Delacroix, pag. 32 per la Caccia ai leoni del 1855 e il periodo a fiori (1849).

Si ringrazia il Musée du Louvre

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