Storia dell'Arte

Anthony Van Dyck, Judith Leyster: Tecniques ‘n Environments

Anthony Van Dyck, Judith Leyster pittori: tecniche e ambiente

Judith Leyster e Anthony Van Dyck

Judith Leyster, Un gioco di carte, 1633, olio su tela, dim. 54 x 43.5 cm, Museo delle belle arti di Rouen

Judith Leyster (Paesi Bassi, Harleem 1609-1660 Paesi Bassi, Heemstede) è una delle donne pittrici del Barocco fiammingo.

Accettata nella gilda dei pittori di Amsterdam nel 1633, dipinge nature morte, soggetti femminili e maschili; il suo talento è nella narrazione della scena.

Anthony Van Dyck (Anversa 1599-1641 Londra), immortale del periodo d’oro del Barocco olandese, dipinge scene bibliche e della mitologia classica. Più noto per i ritratti di coorte.

Editoriale

Lei è una storyteller

Judith Leyster (Olanda, Harleem 1609-1660 Olanda, Heemstede) e Anthony Van Dick (Antwerp 1599-1641 Londra)  sono due grandi pittori del periodo barocco presi tra i tanti per alcune particolarità che permettono di riprendere alcuni aspetti del Barocco, periodo assimilato all’Impressionismo da Wölfflin (Heinrich Wölfflin,CH/Winterthur 21 giugno 1864 – 19 luglio 1945 Zurigo, storico d’arte).

Attraverso Judith Leyster, una donna pittrice e grazie a lei e a Anthony Van Dick fissiamo nella memoria lo sguardo sulla realtà dei pittori seicenteschi con -in ultimo- una carrellata su gli altri fiamminghi e olandesi del secolo d’oro dell’arte barocca.

Solo in tempi recenti il nome Barocco si è esteso a tutta l’arte del Seicento.

Nel secolo XVIII quando si cominciò  a delineare il concetto, “Barocco” si riferiva soltanto a quella manifestazione dell’arte che l’estetica classicheggiante di allora vedeva come eccessiva, confusa, bizzarra.

…ma lui è uno sceneggiatore!

Il concetto di Barocco rimase tale fino all’assimilazione all’Impressionismo riuscita grazie a Wölfflin (o Völfflin) studioso che istituisce delle categorie descrittive, estendendo le idee impressioniste all’arte seicentesca.

Anthony van Dyck, Guillaume Richardot and his son,1618-19, pittura, dim. 1,15 x 0,82, Parigi, Museo del Louvre

In altre parole in conseguenza della descrizione wölffliniana risalta il Barocco-non-classicheggiante, infatti Wölfflin si concentra su un tratto del Barocco: la soggettivazione della visione artistica.

Poi lei mostra le passioni nella vita…

E se Anthony Van Dyck riesce nel riempire di sentimento le figure umane che dipinge, Judith Leyster porta al vivo delle passioni, nonostante le imperfezioni (assimetrie dei volti e leggere sproporzioni tra le parti del corpo) trascina al cospetto  della godùria, del riso benevolo, del sollazzo della “Compagnia gioiosa” o nel divertimento de I giocatori di carte, così come Van Dyck mette davanti ai nostri occhi la serietà orgogliosa e severa de Il cancelliere Richardot e suo figlio, la ricerca del senno della Testa di un vecchio del 1630 circa o ancora la regalità del Principe Carlo Luigi I ritratto con il fratello Robert nel 1637.

…Tanto quanto lui mostra la serietà delle cose.

La stessa forza del soggettivo ancora in Van Dyck è nella dirompente Venere e nell’erotico Vulcano, dipinti nel 1630 prima di entrare a far parte della corte dei pittori di re Carlo I di Inghilterra.

Barocco ruota e gira

Anthony Van Dick, Guillame II as a child with a dog

Il Barocco filosoficamente è definito come il più grande mutamento di rotta della storia dell’arte, è la realizzazione compiuta di quanto è stato preparato dal Manierismo e ancora prima dal Rinascimento: lo spostamento di interesse verso l’essere a discapito dell’apparire. Così vediamo l’incanto ludico di Pieter Fransz de Grebber (Paesi Bassi, Harleem 1600-1652/3 ivi) in Giovani che soffiano delle bolle di sapone del 1625 (Museo del Louvre), l’immensità del paesaggio che Alexander Keinrich lascia immaginare (Paesaggio del 1625, Louvre), la affermazione di Jacob Van Oost il vecchio (1603–1671) nel ritratto di giovane uomo del 1625 e la semplicità smaccata di Anthonie Palmedesz in Gusto per la serie dei cinque sensi del 1660, pittori minori del Barocco fiammingo. 

Dipinti da cui realizziamo che l’immagine della quotidianità riesce a essere dipinta in maniera realistica.

Spazio interno al quadro? Il Barocco lo rende reale

Risultato, quello del realismo, fortemente voluto e ricercato a partire dall’età gotica e -come detto- maturato nel Rinascimento, affinato col Manierismo, aumentato dal genio italiano da Caravaggio, riesce nel Barocco grazie ad alcune tecniche che si possono studiare a partire dal paesaggio, dall’ambiente dipinto o differentemente considerando in primis le figure umane.

Le figure sono en repoussoir, portate vicinissime a chi guarda.

Si scelgono per questo primi piani stretti o figure a mezzo busto.

non solo “reale”

Judith Leyster, Autoritratto, 1630, olio su tela, dim 74,6 x 65,1 cm, Washington DC, National Gallery of art

L’effetto è di ottenere un’intrinseca mobilità dello spazio e, emotivamente, far sentire la spazialità del quadro come dall’interno del quadro stesso.

Di solito le figure prendono la parte bassa della tela fino a superarne i tre quarti.

Ma, si potrebbe dire, “Vivido”.

Sono dipinte con vividi particolari tali da agganciare l’attenzione dell’osservatore.

La visione delle figure in primo piano chiede abbastanza tempo, per cogliere la composizione corporale su più piani e la bellezza del disegno carico di espressività emotiva, da portare lo spettatore a fianco della figura dipinta fino alla comprensione della vicenda narrata e all’accettazione della carica emotiva in essa contenuta, a questo punto di solito si fa attenzione allo sfondo, come per distogliere lo sguardo.

E i personaggi stanno dentro un ambiente

E ora la scena: il paesaggio dipinto non è più tanto distante (o eccessivamente distante come potrebbe apparire) ad un osservatore che voglia cogliere tutti i piani della scena in un solo momento e che quindi si trovi ancora “fuori” dal quadro.


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The Italian version is not to be considered a translation but a second written of the English one.

La versione italiana non è da considerarsi una traduzione, ma una seconda scrittura di quella inglese.


Articolo in aggiornamento.


di/by Elettra Nicodemi

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