Storia dell'Arte

Vita e opere di Caravaggio: Argento vivo in pittura

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Cena da Emmaus, 1601, olio su tela, dim. 1,41 x 1,96 m, Londra, National Gallery

Biografia

Caravaggio è il nomignolo con cui è noto Michelangelo Merisi.

Deriva dalla città di origine del pittore,

Caravaggio in provincia di Milano.

Nato nel 1577 Michelangelo tristemente rimane orfano di padre.

Lui aveva appena sei anni.

Ed era il figlio maggiore.

A causa della peste in quel periodo (1576-77) focosa.

Ha un fratello (Giovan Battista Merisi, 1572) e una sorella (Caterina Merisi, 1574).

Nel 1584 comincia il suo apprendistato con Simone Peterzano periodo durante il quale si avvicina ai temi biblici, oltreché classici.

Negli anni ’90 del 1500 si reca a Roma, poi a Napoli, a Malta e in Sicilia.

Muore a Porto Ercole a soli 39 anni.

Ricostruire la biografia di Michelangelo da Caravaggio è molto difficile per il fatto che è vissuto più di 400 anni fa, perché non lascia eredi né figli, né allievi diretti, non prende moglie. Per questo non ci sono né oggetti, né altre proprietà sicuramente a lui risalibili. Si sa molto dalle biografie scritte da Mancini, Baglione, Bellori, si può tentare una ricostruzione stilistica studiando i dipinti suoi e dei suoi contemporanei per esempio Galizia e Figino e studiando la vita e gli appunti dei suoi mecenate e di Peterzano, oltreché le cronache cittadine. La cautela è sottolineata dalle più recenti biografie sul conto del pittore, di cui si valorizza l’intelligenza pragmatica; non fondò né scuole, né circoli, lui teneva le mani ficcate nel colore di continuo.

Elettra Nicodemi

Le invenzioni artistiche

Caravaggio, Natura morta – canestra di frutta, circa 1597, olio su tela, dim. 62 x 47 cm, Milano, Pinacoteca Ambrosiana

Le invenzioni artistiche di Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571- 1610 Grosseto Porto Ercole) sono un punto imprescindibile per la storia della pittura; appaiono durante la sua vita e nelle prime decadi del Seicento riverberate dagli artisti vicini, o per frequentazione diretta o per amicizia di intenti, a Merisi. Alcuni come per esempio il biografo Giulio Mancini, conoscevano Caravaggio personalmente ed erano adusi al suo metodo di lavoro. Il Caravaggio non ha avuto né famiglia, anche se si sa di sue relazioni eterosessuali con la cortigiana Fillide Melandroni e di una donna misteriosa sotto il nome di Lena (“che è donna di Michelangelo”), né degli allievi che possibilmente abbiano preso possesso della sua proprietà. Questa mancanza rende estremamente difficile la sopravvivenza di effetti personali. Anche per questa ragione la vita di Caravaggio si ricostruisce solo dalle sue prime biografie (di cui i biografi Giulio Mancini 1558-1630, Baglione, Bellori) e tuttavia ad oggi si è arrivati a un punto di osservazione tale da mostrare Caravaggio come qualcuno che non può essere descritto né come “un erudito pittore filosofo”, né come un “pio pittore cristiano”.

Il contesto di Caravaggio

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Autoritratto come Bacco, 1593, olio su tela, dim 67 x 53 cm, Roma, Galleria Borghese

Le ricerche storiografiche inquadrano l’artista Caravaggio in un contesto abbastanza definibile da permettere uno studio approfondito della sua produzione artistica in riferimento alle vicende biografiche, sebbene l’attenzione della più recente storiografia sul Caravaggio in primis sottolinei il fatto che le testimonianze sono rarefatte se non manchevoli, cosa che deve rendere le argomentazioni sulle vicende il più caute possibile a non definire collegamenti tra eventi con eccessiva demarcazione. Le ricerche condotte tra gli anni ’90 del Novecento e gli anni ’00, hanno aggiunto molto alla conoscenza degli insegnanti e dei mecenati di Caravaggio; anche se ciò non significa che le convinzioni di questi patroni siano attribuibili al pittore stesso, lo studio dell’entourage ha permesso di  raggiungere un punto di partenza vitale per l’interpretazione della pittura caravaggesca. Difficilmente riusciamo ad immaginare Caravaggio immerso sistematicamente nello studio nella letteratura teologica della sua epoca o in complessi concetti di filosofia o teoria dell’arte. Piuttosto è uno che ha abbracciato i temi principali della teoria artistica del Rinascimento e il dibattito sul ruolo della pittura nell’epoca del concilio tridentino, con sensibilità e intuizione da pittore.

La sua vivissima fantasia, il suo mestiere, la sua intelligenza emotiva hanno fatto il resto per raggiungere una pittura radicalmente nuova che sembrerebbe, guardando dal XXI secolo, l’amalgama degli artisti di quel periodo.

Dialoghi critici

Ambrogio Figino, Natura morta con pesche, 1591-1594, olio su pannello, dim. 21 x 29,4 cm, Collezione privata

Sono centinaia le opere che ingaggiano un dialogo critico con i lavori di Caravaggio documentando la ricezione e la percezione delle sue opere.

Per quanto riguarda il centro gravitazionale a cui Caravaggio si allinea, si considerano gli artisti lombardi Fede Galizia (1578-1630) e Ambrogio Figino (1548/51-1608). A fine Cinquecento i lombardi avevano  ingaggiato una proficua mescolanza della pittura con la poesia;

si sa dei madrigali di Gregorio Comanini e Gerardo Borgognoni puntare in un’unica direzione per la produzione di opere. Cercano rappresentazioni che si avvalgono della sinestesia, in questo caso di unire ad una sensazione uditiva (data dalla poesia in musica), una visiva (data dalla produzione di immagini pittoriche).

In generale la pittura milanese che non è del tutto estranea al manierismo, ha influito sulla produzione delle nature morte caravaggesche, come ad esempio nella perduta Natura morta con fiori che appare nell’inventario postumo del cardinale Del Monte del 1627 ed è citata dal biografo Bellori. Di questa natura morta autonoma, si ha una eco in quadri con soggetto come ad esempio in ragazzo morso da una Lucertola e in Il suonatore di liuto. Si conserva capolavoro del Canestra di frutta, acquistato dal cardinale Borromeo direttamente da Caravaggio o secondo altra versione ricevuta dal Borromeo in dono dal Del Monte.

Fede Galizia, Ciliegie in un’alzatina d’argento con mele selvatiche e una farfalla, non datato, olio su pannello, dim. 28 x 42 cm, Collezione privata

La canestra di frutta appartiene ai dipinti basilari del genere. Quella attribuita a Caravaggio è composta su sfondo neutro, color sabbia, il cesto è appoggiato su una base lignea che forma un preciso angolo con il piano della pittura e che tuttavia appare come un sottile supporto orizzontale rispetto al resto della figura. Il canestro è spostato quasi impercettibilmente sulla sinistra e lascia vuota la parte alta della tela. Mele, pere, fichi, pesche, grappoli di uve diverse sono resi insieme alle loro foglie di accompagnamento con un naturalismo assoluto che riesce nel senso dell’impellenza che dà la frutta matura raccolta, grazie alla turgida vividezza dei chicchi d’uva che sporgono dalla canestra verso lo spettatore, all’interessante perfezione della mela, bacata, e alla naturalezza, ormai scomparsa per le confezioni di frutta in commercio, delle foglie che ogni tanto si manca di accortezza di non strappare e che sono già secchine nel canestro di Caravaggio indicando una raccolta precedente di qualche giorno.

Dopo il 1592

Caravaggio è a Milano fino al 1592 anno in cui si trasferisce a Roma e nell’ultimo periodo della sua vita, dal 1606 è a Napoli, Malta, Siracusa, Messina, Palermo poi Porto Ercole (allora Impero spagnolo) dove scompare.

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