Storia dell'Arte

Metà Ottocento, i poli

Abbiamo visto gli Scapigliati e i due maggiori pittori dell’Ottocento, Signorini e Fattori. Siamo ancora negli stessi anni, cioè nei decenni successivi al 1848, data dei moti rivoluzionari che segnano, per buona parte della storiografia, la fine dell’era moderna e l’inizio dell’epoca contemporanea. Per questo motivo, per il fatto che in quegli anni quelli che vanno dal 1848 al 1870 erano in atto cambiamenti di grosso calibro nell’assetto politico e sociale italiano, si dedica un terzo post al periodo.

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Giuseppe de Nittis, Colazione in giardino, 1883-4, olio su tela, Barletta, pinacoteca De Nittis

In “Metà Ottocento, i poli”, Inside the staircase permette una carrellata sulle innovazioni alla tradizione figurativa, indagando in base alle varie città, i poli appunto, della nascente e già nata Italia unita. I centri (o poli) sono: Venezia, Milano, Napoli e Firenze.

Per quanto riguarda Firenze abbiamo già visto Signorini, Fattori e Silvestro Lega. Come si è detto, i pittori fiorentini sono al caffé Michelangiolo negli anni intorno al 1856, anno in cui nasce ufficialmente il movimento dei Macchiaioli.

A Milano, abbiamo visto gli scapigliati: Ranzoni e Cremona. Si è fatto cenno ai fratelli Induno e, specialmente nell’editoriale, a Mosè Bianchi di Monza.

domenico induno, la scuola delle sartine

Domenico Induno, La scuola delle sartine, 1858-1860, dim. m 1,00 x 1,49, Milano, Galleria Nazionale d’arte moderna

A quanto pare la cosa che accomuna la bella pittura delle città italiane è stato un “grado di distacco” dai canoni delle Accademie. Tutti i protagonisti hanno avuto una preparazione classica, e tutti hanno sentito il bisogno di esprimere il loro punto di vista, servendosi della tecnica artistica come scienza per disegnare. Fecero degli insegnamenti quando di bottega quando di accademia, bagaglio per dipingere ciò che loro impelleva della vita reale.

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Giacomo Favretto, Il sorcio, 1878, olio su tela, Milano, Pinacoteca di Brera

Per quanto riguarda Venezia, altro centro nevralgico del periodo di Metà Ottocento, Guglielmo Ciardi si cita come il miglior paesaggista veneziano. Il novero dei pittori “di vedute” conta: Giacomo Favretto (Venezia/ 1849-1887), Italo Caffi, Italico Brass, Pietro Frangiacomo e Bartolomeo Bezzi.

Ciardi (Venezia/ 1842-1917) in particolare, si avvicina ai pittori paesisti Settecenteschi. Il suo San Giorgio, un olio su tela datato tra il 1842 e il 1843, è studiato in particolare per l’immagine della vela riflessa sull’acqua.

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Guglielmo Ciardi, San Giorgio, (1842/43-1917), olio su tela, dim. cm 60 x 82, Firenze, Galleria Nazionale d’arte moderna

Per Napoli, la scuola di Posillipo. Fondata dalla consolidata tradizione pittorica seicentesca, ebbe come padri Anton Pitloo e Giacinto Gigante. Tra i pittori della scuola di Posillipo: Giuseppe de Nittis, Domenico Morelli, Antonio Mancini, Gioacchino Toma. De Nittis, tra i pittori di Napoli, fu a Parigi nel periodo della Belle ‘Epoque così come Antonio Tonfano.

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Giuseppe de Nittis, Tra le spighe del grano, olio su tavola, dim. cm 33x 25, Collezione privata 

Stay tuned!

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