Storia dell'Arte

Metà Ottocento, le città, i pittori, alcuni musei

Tranquillo Cremona, Le curiose (particolare)

Intorno alla metà dell’Ottocento l’arte è frammentata; in Italia si parla ancora di realtà particolari tra loro non comunicanti, poco osmotiche, accomunate da un sentimento di insoddisfazione nei confronti del patto sociale; il malcontento è comune alla Francia e all’Italia anche se il caso italiano è particolarmente complicato a causa delle battaglie di indipendenza che movimentano gli anni centrali del secolo XIX.

Città e punti comuni

A quanto pare cercando qualcosa che accomuni la bella pittura delle città italiane si trova un dato, ovvero un certo “grado di distacco” dai canoni delle Accademie.

Tutti i protagonisti hanno avuto una preparazione classica e tutti hanno sentito il bisogno di esprimere il loro punto di vista, servendosi della tecnica artistica come scienza per disegnare.

Fecero degli insegnamenti quando di bottega quando di accademia, bagaglio per dipingere ciò che loro impelleva della vita reale.

Milano, gli Scapigliati

“Scapigliati” significa spettinati, gli artisti del movimento della Scapigliatura usano presentarsi con i capelli fuori posto, come atteggiamento di ribellione al borghese; la scapigliatura non è un movimento appartenente solo alla pittura, abbraccia la letteratura, la musica e, in effetti, solo in un secondo momento, le arti figurative.

Le origini si fanno risalire tra il 1860 e il 1870 e sono relegate all’ambito milanese; la città di Milano vede negli stessi anni i pittori Domenico e Gerolamo Induno contrapporsi alla tradizione figurativa accademica.

Gli scapigliati, sulla stessa linea dei fratelli Induno, si discostano dalla tradizione figurativa; gli scapigliati sono disillusi dalla corruzione e dalla decadenza dei costumi sentimento comune agli intellettuali di tutta Europa.

A Milano, abbiamo visto gli scapigliati: Daniele Ranzoni e Tranquillo Cremona, si ricordano i fratelli Induno e si parlerà prossimamente di Mosè Bianchi di Monza.

La Gam di Milano

Tempo fa sono stata in visita alla Galleria di Arte Moderna di Milano e ho realizzato, recandomi là questo servizio

Un giro alla Gam di Milano con Elettra Nicodemi

Venezia: Giuseppe Ciardi, Giacomo Favretto, altri

Per quanto riguarda Venezia, altro centro nevralgico del periodo di Metà Ottocento, Giuseppe Ciardi si cita come il miglior paesaggista veneziano; il novero dei pittori “di vedute” conta: Giacomo Favretto (Venezia/ 1849-1887), Italo Caffi, Italico Brass, Pietro Frangiacomo e Bartolomeo Bezzi.

Ciardi (Venezia/ 1842-1917) in particolare, si avvicina ai pittori paesisti Settecenteschi, il suo San Giorgio, un olio su tela datato tra il 1842 e il 1843, è studiato in particolare per l’immagine della vela riflessa sull’acqua.

Napoli, la scuola di Posillipo

Per Napoli, la scuola di Posillipo; fondata dalla consolidata tradizione pittorica seicentesca, ebbe come padri Anton Pitloo e Giacinto Gigante.

Tra i pittori della scuola di Posillipo: Giuseppe de Nittis, Domenico Morelli, Antonio Mancini, Gioacchino Toma. 

De Nittis, tra i pittori di Napoli, fu a Parigi nel periodo della Belle ‘Epoque così come Antonio Tonfano.

Firenze, i Macchiaioli

Detto qualcosa sugli Scapigliati e su Venezia e su Napoli vediamo di seguito con maggiori dettagli due tra i maggiori pittori dell’Ottocento in Italia, Telemaco Signorini e Giovanni Fattori; siamo ancora negli stessi anni, cioè nei decenni successivi al 1848, data dei moti rivoluzionari che segnano, per buona parte della storiografia, la fine dell’era moderna e l’inizio dell’epoca contemporanea, ma il movimento artistico è diverso.

Per questo motivo, per il fatto che in quegli anni quelli che vanno dal 1848 al 1870 sono in atto cambiamenti di grosso calibro nell’assetto politico e sociale italiano, in questo articolo “Metà Ottocento, i poli”, Inside The Staircase permette una carrellata sulle innovazioni alla tradizione figurativa, indagando in base alle varie città, i poli appunto, della nascente e già nata Italia unita; i centri (o poli) sono: Venezia, Milano, Napoli e Firenze.

Per quanto riguarda Milano si è detto più sopra, invece per Firenze abbiamo Signorini, Fattori e Silvestro Lega; come si è detto, i pittori fiorentini sono al caffé Michelangiolo negli anni intorno al 1856, anno in cui nasce ufficialmente il movimento dei Macchiaioli.

Telemaco Signorini

Telemaco Signorini nasce a Firenze nel 1835, le sue produzioni pittoriche si allungano nella seconda metà dell’Ottocento.

La sala delle agitate è un’olio su tela del 1865 ed è di particolare interesse storico artistico perché riproduce una scena dell’ospedale San Bonifazio fondato a Firenze nel 1377 da Bonifazio Lupi. Il titolo del dipinto è omonimo alla parte del manicomio femminile in cui venivano riservate le donne considerate ammalate nel modo più grave.

Signorini disegna varie realtà dell’800. Il suo linguaggio è verista, attinente al soggetto riprodotto e per ciò a primo sguardo dissimile.

Il ghetto di Firenze è un’altra delle opere più care alla cronaca del suo tempo.

Firenze non è la sola città mostrata dalla pittura dell’italiano.

Telemaco Signorini (1835-1901) viaggia in Europa; Edimburgo e Parigi sono tra le sue frequentazioni; Edimburgo dipinge uno dei suoi porti, Leith. Il quadro è del 1881; di Parigi predilige Montmartre la collina nella parte settentrionale della ville lumière.

Nei quadri di Telemaco Signorini la vita sembra scorrere ininterrotta, chi è nel quadro è latore di una fermezza, una ferma pacatezza, quasi una scia oppure un’aura posata.

Alla Galleria Ca’ Pesaro

La galleria internazionale di Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia, ospita tra le sue sale anche quadri di Telemaco Signorini

La sala delle agitate del 1865 è conservata alla galleria veneziana insieme ad altre opere del pittore fiorentino; il museo si trova a Venezia nei pressi della fermata San Stae, normalmente (interruzioni causate dalle misure anti Corona virus a parte) segue il seguente orario: dal 1 aprile al 31 ottobre 10 – 18 (biglietteria 10 – 17)., dal 1 novembre al 31 marzo 10 – 17 (biglietteria 10 – 16).

Sempre salvo emergenza covid-19 il giorno di chiusura settimanale è il lunedì; resta chiuso il 25 dicembre e 1 gennaio.

Giovanni Fattori

Giovanni Fattori (1825-1908) dichiara a proposito della sua vita artistica, di averla condotta in maniera onesta e libera.

Considerato una delle personalità maggiori del movimento dei macchiaioli, non si fece mai costringere all’interno dei canoni della corrente artistica di cui si pone nascita nel 1856; piuttosto i programmi dei teorici della macchia, gli erano così congeniali da non tangere la sua produzione con restrizioni.

La formazione artistica del pittore di origine livornese si compie a Firenze dove si reca a ventun’anni; Fattori studia presso il maestro di pittura storico-romantica Giuseppe Bezzuoli; i suoi profitti sono scarsi, Fattori preferisce l’osservazione della natura, alle lezioni teoriche.

La sua personalità è maturata con lentezza all’interno di ambienti confacenti alle sue preferenze e ha subìto scosse con il coinvolgimento nei moti Risorgimentali del 1848.

Lasciata la bottega del Bezzuoli, intorno al ’50 si avvicina al gruppo del caffé Michelangiolo, dove si sta iniziando a parlare di macchia.

Con il paesaggio rende il meglio di sé, è rimasto in Toscana per tutta la vita a eccezione di brevi periodi in Francia (Parigi) e a Roma, perciò non c’è da stupirsi del fatto che i paesaggi dipinti siano toscani; dipinge paesaggi con persone e senza , ma credo che in ognuno dei suoi quadri si veda la sua intenzione di cogliere ciò che vi è di eterno nelle cose transitorie.

Fattori si studia in maniera diametralmente opposta agli Impressionisti. Nei suoi dipinti non vi è la fugacità del momento, ma la solida immutabilità perenne.

A proposito dello studio dell’arte ai suo tempi afferma, “l’arte sta nelle manifestazioni della natura e nell’illustrazione sociale del nostro secolo“; in generale Giovanni Fattori non evade in derive simboliste, ma aderisce alla realtà con sguardo verista.

Fattori inoltre incide ciò che disegna, i temi tipici dei Macchiaioli, quindi è possibile vedere incisioni delle immagini a lui care, quelle della campagna toscana, specialmente animali e butteri maremmani, oltre a militari in battaglia e a gente di mare.

I disegni calcati sono realizzati grazie a cèra spalmata su lastre di zinco, poi incisa e bagnata con acidi da morsura; la maestria di Fattori lo rivaleggia come il più grande incisore di acqueforti dell’Ottocento.

La sua arte riguarda il tempo di immersione delle incisioni, variazioni che modificano lo spessore delle linee incise e perciò, una volta inchiostrate, delle tonalità dell’ inchiostro dei calchi. 

Dunque ricapitolando, Fattori fu pittore, incisore e maestro di pittura ed è capostipite della corrente dei Macchiaioli.

Museo Fattori a Villa Mimbelli

Attende i visitatori all’inizio del percorso espositivo al secondo piano un busto in bronzo datato 1907 che ritrae Giovanni Fattori all’epoca ottantadue-enne; l’opera scultorea è realizzata da Ercole Drei, misura circa un metro, per la precisione ha dimensioni di 55x 64x 88 cm. Fusa un anno prima della scomparsa in Firenze del pittore livornese- a cui è intitolato il museo a villa Mimbelli.

Come si è detto, Giovanni Fattori realizza le tele calcate (o acqueforti) col “torchio calcografico”, forse è interessante sapere che questo strumento fa parte del percorso espositivo del museo.

Nelle sale del secondo piano di villa Mimbelli sede del Museo Fattori, tra gli altri contemporanei a Fattori i tre TommasiAngioloLodovico e Adolfo che dipingono la culla, la caduta delle foglie, la raccolta delle olive e vari paesaggi.

Vittorio Corcos ancora tra i pittori del Museo Fattori è un ottimo ritrattista– nel 1927 disegna tra gli altri olio su tela, Gilberta Mimbelli; ritrae Giuseppe Garibaldi anziano, stesso soggetto realizzato da Nomellini che dipinge sempre Garibaldi ma sul campo di battaglia a cavallo in un olio su tela di 1 metro e novantasei per uno e settantanove. 

Infine citiamo Emigranti di Raffaello Gambogi olio su tela del 1894, è un quadro che— per il tema dipinto —contribuisce a formare una fotografia completa dell’epoca sospesa al Museo Fattori di Livorno quella di fine Ottocento- inizio Novecento.

Premio Combat Prize

Il Museo Fattori di Livorno ospita il Premio Combat Prize dedicato all’arte contemporanea, nel servizio audio video maggiori informazioni

Premio Combat Prize 2017, servizio di Elettra Nicodemi
Intervista a Francesca Baboni, realizzata qualche anno fa

Vediamo ora l’intervista a Francesca Baboni organizzatrice del premio Combat Prize alla sua nona edizione. Francesca è una delle fondatrici dell’evento, è nella giuria e ha seguito tutti gli allestimenti molto da vicino; le chiediamo informazioni sul premio Combat Prize 2018 attualmente in fase di raccolta opere (le iscrizioni sono prorogate fino a sabato 5 maggio):

Esterno presso villa Fattori (Livorno). A sinistra, sul muro, una locandina, premio Combat Prize

Sono in corso le iscrizioni al premio Combat Prize – edizione 2018, Francesca, cosa ti senti di dire a chi ha un’opera nel cassetto e vorrebbe partecipare?

Direi di lanciarsi e partecipare. Sono nella giuria del Combat fin dal suo inizio, in quanto anche fondatrice del premio, posso dire che abbiamo scoperto con grande soddisfazione molti talenti fino ad allora sconosciuti, che adesso ritroviamo in fiere e gallerie importanti. Il premio Combat è diventato nel corso degli anni una vetrina di prestigio che molti galleristi seguono con attenzione, sicuramente un bel trampolino di lancio per entrare nel sistema dell’arte.

Quante e quali sezioni accolgono le opere dei partecipanti?

Il premio combat si è evoluto nel corso degli anni e forse per questo è ancora vivo e vitale dopo ben otto edizioni. Le sezioni tradizionali sono pittura, grafica, fotografia, scultura e installazione, video.  Ci sono poi premi speciali come il premio FATTORI CONTEMPORANEO e il premio Art tracker collegato a Lucca Art Fair.

È possibile iscriversi on-line?

Certo, all’interno del sito c’è un modulo per caricare le opere desiderate all’interno della propria sezione.

Dove è possibile trovare il bando di concorso?

Sul sito www.premiocombat.it nella sezione bando.

Al momento come stanno andando le iscrizioni? Ci sono previsioni rispetto all’anno scorso?

Le iscrizioni stanno andando molto bene, come del resto ogni anno, e date le numerose richieste si è deciso di prorogare il termine delle iscrizioni al 5 maggio.(*)

Mostre interessanti

Al Palp su come è cambiato il paesaggio: Arcadia e Apocalisse

Considerata la forte attenzione dei macchiaioli al paesaggio segnaliamo tra le mostre particolarmente interessanti questa in chiusura domani che si svolge al Palp di Pontedera (Toscana) perché va ad indagare una domanda fondamentale: Come è stato percepito e rappresentato artisticamente dal 1850 fino ai giorni nostri il paesaggio?

Cambiamenti in materia di estetica, diversi codici rappresentativi, coscienza sul tema del degrado ambientale sono gli assi della mostra a Palazzo Pretorio di Pontedera che è stata aperta sabato 8 dicembre 2019, quando ancora covid-19 era una parola sconosciuta, e è programmata fino a domani 26 aprile 2020.

Nel percorso espositivo opere pittoriche, scultoree, arti decorative, fotografia e nuovi media – dalla metà dell’Ottocento ad oggi.

Il pensiero creativo sul paesaggio insomma è il cardine della mostra toscana; l’esposizione ruota intorno al paesaggio che, come quotiamo dal sito della mostra, è anche “un genere pittorico ereditato dal Settecento come rispecchiamento della natura nell’arte, in antitesi alla pittura mitologica e di storia” e ancora dal sito ufficiale quoto “La mostra […] servendosi della pittura, della fotografia, più avanti del video, del film e delle installazioni, conduce lo spettatore ad immergersi nei sentimenti e nelle riflessioni che – di decennio in decennio – il paesaggio ha ispirato negli autori e nei fotografi […] La pittura di paesaggio è infatti il frutto di un processo molto complesso di interpretazione e ‘ricostruzione’ della natura, che coinvolge il momento storico di riferimento con il suo sistema di relazioni, la cultura artistica cui l’autore appartiene e la storia individuale.”

Arcadia e Apocalisse: Paesaggi italiani in 150 anni di arte, fotografia, video e installazioni è stata realizzata con la consulenza di Paolo Antognoli, Giovanna Conti, Alessandro Romanini e Francesco Tetro; la sezione fotografia è a cura di Maria Francesca Bonetti.


(*)Si ringrazia dott.ssa Francesca Baboni storica d’arte per la cortese collaborazione per la realizzazione dell’intervista sul premio Combat Prize, intervista realizzata nel 2018 a cura di Elettra Nicodemi, si prega di visitare il sito del Premio Combat Prize per gli aggiornamenti, (iscrizioni aperte, inviare entro il 9 maggio 2020)


di Elettra Nicodemi

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