Storia dell'Arte

Divisionismo

Giovanni Segantini dipinge per passione pura e semplice. Gaetano Previati, pittore lui stesso, stila le massime del Divisionismo all’inizio del ‘900, quando la corrente è nata da qualche decennio. Vittore Gruicy de Dragon dice che con il genere di pittura divisionista si arriva a rappresentare la luce e per questo a creare immagini simili a prodigi. Tra le file dei divisionisti Giuseppe Pellizza da Volpedo, vicino ai temi sociali e specialmente politici; Segantini invece è pittore della natura. Si dedica alla difficilissima riproduzione della montagna, soggetto a cui Segantini è votato. Alle prese con il disegno di paesaggi naturalistici, di solito la firma del pittore cade su riproduzioni da cartolina, il nono decennio dell’Ottocento invece ha esigenza di mostrare la natura e contemporaneamente di esaltare il colore di cui si ha maturata larga esperienza. Segantini fa della sua pittura una missione, vi dedica anima e corpo e riesce a soffermarsi sulla inafferrabilità dei soggetti. Usa la tecnica olio su tela. Appone i colori in purezza, senza mescolare. La fusione di colori divisi avviene nella retina dello spettatore, per effetto ottico.

Alla stanga
Giovanni Segantini, Alla stanga, 1886, olio su tela, dim. m 1,68 x 3,89, Roma Galleria nazionale d’Arte moderna 

Alla stanga mostra una vallata dal basso. Al fondo, in lontananza, i monti.

Colte in uno spaccato di luce, in primo piano, le mucche riposano. Una catena serrata, inframmezata da donne intente alla pastorizia.

La componente simbolica si rafforza nelle ultime opere del trentino. La tecnica divisionista per Segantini non è programmatica, per lui è mezzo per esprimere le sue visioni.

25 segantini - le due madri
Giovanni Segantini, Le due madri, 1888-1890 olio su tela, dim. m 1,57 x 2,80, Milano, Galleria d’arte moderna

Giovanni Segantini nasce ad Arco (Trento) nel 1858, si trasferisce a Milano dove soggiorna dal 1877 al 1881, si reca poi in Brianza dove dipinge Alla stanga e nel 1886, si sposta nel Cantone svizzero dei Grigioni, dove resta fino 1894. Si muove ancora, poco lontano, presso il valico di Maloja a 1815 metri. Muore in una baia dello Schaftberg a tremila metri di altezza. Colto da un attacco di peritonite, non riceve cure. E’ il 1899 e la baita è avvolta da una tormenta, Stay tuned!

Giovanni Segantini, autoritratto
Giovanni Segantini, autoritratto

di Elettra Nicodemi

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1 risposta »

  1. Giuseppe Pellizza da Volpedo, il secondo nome a cui si è fatto cenno a proposito del Divisionismo, si occupa di temi sociali, dipingendoli.
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    Nasce a Volpedo, Alessandria nel 1868 dove scompare nel 1907. Il Quarto stato è da lui realizzato olio su tela tra il 1896 e il 1901. Il quadro sfiora i sei metri, per un’altezza di 2, 83 metri. Sulla scena del quadro quello che all’epoca di Pellizza da Volpedo prende il nome di Proletariato. Il quadro dà luogo ai lavoratori la più ampia fetta della popolazione. Il titolo Quarto stato è conseguenza della terminologia dell’ordine giuridico precedente alla Rivoluzione francese. Prima del 1789 la società detta di antico regime è stata per lungo tempo divisa rigidamente in classi. Si parla di ceto del Clero, dello stato della Nobiltà ancora monarchica e di Borghesia. Nella tela di Pellizza da Volpedo la marcia dei lavoratori, il quarto componente della scena sociale, il settore trainante, protagonista della “rivoluzione delle macchine”. Avanzano nel quadro come nella vita, carichi di bisogni implacabili e stanno ritti con la forza degli uomini che della loro fatica fanno cibo.

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