Storia dell'Arte

Edvard Munch e Ernst Ludwig Kirchner, trasfigurano il reale

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Edvard Munch, Il grido, 1893, dim. cm 91 x 73,5, Oslo, NasjonalGalleriet

La realtà non è trasfigurata in maniera irriconoscibile, ma presente nelle sue forme. Le linee sono tracciate in modo da riconoscere le cose dipinte e il piano prospettico è accennato in modo credibile. Siamo ancora una volta a inizio Novecento nei pressi della corrente artistica chiamata Espressionismo e il norvegese Edvard Munch (Loten 1863- Ekely 1944) esercita una forte influenza sulla contemporaneità. A proposito di Il grido dichiara, Ho sentito questo grande grido venire da tutta la natura. Lo dipinge nel 1893, a trent’anni.

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Ed Munch, Woman by the sea in Ǻsgårdstrand, olio su tela, 1898, dim. cm 56 x 80.9

Munch zuppa le tele con le paure dell’uomo, le sue stesse paure probabilmente, abbastanze vere da essere universali, cioé buone per tutti. I conflitti interiori che diventano insopportabili, persino del tutto attinenti alla psiche, riescono condivisibili. La voce pittorica di Edvard Munch è imprescindibile.

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Ernst Ludwig Kirchner, Cinque donne in strada, 1913, dim. cm 120 x 90, Colonia (Germania) Museo Ludwig

Munch influenza l’arte intorno a lui. Si usa considerarlo come il precedente diretto dell’espressionismo tedesco di cui Ludwig Kirchner (Germania/Aschaffenburg 6 maggio 1880 – Frauenkirch 15 giugno 1938) è una delle firme di punta, tra gli altri (di cui nell’editoriale) il più attento al costume del suo periodo storico. Disegna nel 1913 Cinque donne di strada

Cinque donne di strada così come Marcella del 1910 propone una visione “letta” dall’artista, infilata nell’ambito della memoria di ciò che l’occhio ha visto. Il quadro è copia dell’immagine passata nell’intimità. Ludwig Kirchner ha frequentato Die Brücke (lett. Il ponte), gruppo di lavoro associatosi a Dresda nel 1905 per mano sua e di altri tre studenti di architettura.

Ernst Ludwig Kirchner, Marcella, 1910, olio su tela, dim. cm 71,5 x 61,
Ernst Ludwig Kirchner, Marcella, 1910, olio su tela, dim. cm 71,5 x 61,

Il nome è casuale, ma assume una connotazione di significato, il ponte è il collegamento e in particolare verso l’avvenire e, in altri termini, verso l’esteriorità. L’intento è quello di dipingere destrutturando la tridimensionalità. Ciò che resta è l’espressione della sensazione ottenuta dall’esposizione ad un soggetto. Restano riconoscibili le linee, i colori verosimili, un taglio prospettico di qualche tipo.

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Edvard Munch, Despair, olio su tela, 1892, dim. cm 92 x 67

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di Elettra Nicodemi

1 risposta »

  1. Egon Schiele nato in Austria nel 1890 e Oskar Kokoschka classe 1886, sono intimamente connessi all’espressionismo tedesco di cui abbiamo visto come esponente Ludwig Kirchner.
    Entrambi i pittori austriaci, Schiele e Kokoschka propongono tele i cui soggetti sono trasfigurazioni pittoriche di eventi. L’evento dipinto è passato, richiamato alla memoria con inevitabili e interessantissime approssimazioni.
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    L’espressionismo tedesco diviene il modo di pensare di un’epoca. La pittura maturata all’interno del gruppo Die Brucke scioltosi nel 1913 porta alla liberazione della necessità di aderenza agli spazi e alle forme del reale. Ciò che conta è che l’arte figurativa sia veicolo tra il mondo interiore e l’esteriorità. Sono notabili le influenze dei movimenti contemporanei all’espressionismo tedesco che, come gli altri ha subito stravolgimenti e perdite a causa delle guerre mondiali, entrambe, alle soglie della prima, nel 1913, il gruppo fondato nel 1905 si disperde per divergenze artistiche e la Shoah vide i pittori espressionisti tedeschi all’indice degli artisti degenerati. Il movimento espressionista tedesco ha antecedenti in James Ensor, Edvard Munch di cui si è scelto di parlare nell’approfondimento, Gauguin, Van Gogh e ancora da parte della pittura fantastica e visionaria di cui si cita Goya.
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