Storia dell'Arte

Giorgio De Chirico e Carlo Carrà a Ferrara per la Metafisica

Giorgio De Chirico, Le muse inquietanti, 1917, olio su tela, dimensioni 97x66
Giorgio De Chirico, Le muse inquietanti, 1917, olio su tela, dimensioni 97 x 66

L’impegno artistico di Giorgio De Chirico che lui stesso chiama Metafisica, ha una città d’appartenenza, Ferrara. Le prime teorizzazione del movimento metafisico, sono elaborate in compagnia di Carlo Carrà (Alessandria 1881- Milano 1966). Anche Giorgio Morandi (Bologna/1890-1964) ha avuto un periodo di adesione alla pittura metafisica, nel 1918. L’artista bolognese ebbe un intento metafisico peculiare. Concettualizzando una forma geometrica prima, intese riportare l’oggetto fisico -momentaneo- alla forma madre. Lo fa, inserendo le cose disegnate tra altre analoghe e tra di loro in rapporti spaziali particolari.

De Chirico vuole esprimere l’inquietudine di fronte all’enigma dell’ignoto. Usa colori caldi, immobili, pieni. Luce bassa, ombre lunghe e nette. L’atmosfera è inabitabile; vi è un clima senza aria.

De Chirico, Canto d'amore, 1914, , dimensione cm 82,5 x 66,5, New York
De Chirico, Canto d’amore, 1914, , dimensione cm 82,5 x 66,5, New York

Nel Canto d’amore del 1914 si nota sullo sfondo una ciminiera con uno sbuffo di fumo, unico accenno alla presenza di aria. La metafica di De Chirico è irrespirabile. Si potrebbe perfino toccarla. Si ha la pulsione di manipolare il guanto appeso, sentirne la consistenza, guardare il riflesso della luce cambiare, odorarne il materiale, sentirne il frusciare, se non fossimo arrestati improvvisamente dall’assenza di ossigeno, mancanza d’aria. Potrebbe sembrare un torrido meriggio d’agosto, se non fosse per quelle ombre inquietanti, troppo lunghe per quel periodo del giorno.

Giorgio De Chirico Ettore e Andromaca. 1917, olio su tela, dim. 90 x 60
Giorgio De Chirico Ettore e Andromaca. 1917, olio su tela, dim. 90 x 60

Gli uomini di De Chirico (il riferimento è più sotto a Ettore e Andromaca del 1917) sono manichini. Hanno solo la forma, a loro manca del tutto l’essenza. Gli uomini-manichino sono protagonisti, assolutamente. Hanno un moto vitale nel loro interno. Desiderano. Hanno una tensione. Il contrasto tra gli atti agisce nella morbida angolosità. Ettore sulle porte Scee, deve raggiungere i compagni andare al combattimento; vuole abbracciare la sua donna, restare con lei possederla, poi la scelta di andare sarà più forte, ma noi spettatori nel momento fotografato, nel quadro olio su tela di De Chirico, ancora non lo sappiamo. I manichini, come i classici, sono modelli buoni per tutti. Modelli che ritorneranno nel corso dei secoli, dell’umanità.

Giorgio De Chirico, Mobili nella valle, 1927, dim. 1,30 x 1,00, Roma
Giorgio De Chirico, Mobili nella valle, 1927, dim. 1,30 x 1,00, Roma

Giorgio De Chirico riporta alla concettualizzazione dell’esistenza prima della realtà al di là dell’esistenza sensibile. De Chirico mostra l’esistenza delle cose in un mondo non ancora sensibile. Potrebbe essere l’immaginario di una visita al mondo delle idee.

I dipinti di De Chirico cercano di esprimere la realtà interiore di un attimo in linea con il trend artistico delle avanguardie europee del XX secolo. Nel passato recentissimo tra le mostre storiograficamente più interessanti inerenti la Metafisica segnaliamo l’impegno italiano. La città di Ferrara per così dire madrina del movimento artistico è naturalmente capofila per lo studio della sua corrente artistica d’elezione. Dunque a Ferrara si è svolta tra il 2017 e il 2018 la mostra su Giorgio De Chirico, intitolata “De Chirico a Ferrara, Metafisica e avanguardie”.

Locandina della mostra De Chirico a Ferrara

L’esposizione è rimasta visitabile fino al 28 febbraio 2016. Le atmosfere sospese e pervarse di inquietudine dei quadri di De Chirico sono emerse in modo precipuo. Allestita nel novembre 2015 in occasione del centenario dell’arrivo del pittore in città (il 1915), proponeva tra le altre bellissime Ettore e Andromaca e le Muse inquietanti. Nella collezione ferrarese anche René Magritte, Carrà, Morandi, Salvador Dalì, Max Ernst. Sempre a Ferrara presso Palazzo dei Diamanti, fino al 10 giugno 2018 inoltre si è svolta la mostra “Stati d’animo, arte e psiche tra Previati e Boccioni” che ha indagato le tendenze sviluppatesi a cavallo tra il XIX e il XX secolo nel filone dell’utopia con le quali compaiono nell’arte l’emotività e i fantasmi della coscienza contemporanea. 

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Locandina della mostra Stati D’Animo

In esposizione per l’occasione i capolavori di Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Medardo Rosso, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Umberto Boccioni e Carlo Carrà, italiani appartenenti a correnti diverse in relazione tramite il percorso espositivo non solo tra loro, ma anche con il simbolismo europeo e con i dibattiti aperti dalle scoperte scientifiche ottocentesche, per un tour nell’anima di fine secolo. La mostra 2018 era organizzata da Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, a cura di Chiara Vorrasi, Fernando Mazzocca, Maria Grazia Messina allestita da Antonio Ravalli Architetti.

di Elettra Nicodemi

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2 risposte »

  1. De Chirico definisce la sua pittura metafisica.

    L’unica pittura ragionevole è la pittura metafisica. De Chirico è interessato a dipingere le cose nel loro a priori.Sembra crei uno spazio di ideazione e li metta le cose. Le emozioni. Gli uomini. [l’umano]

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    Prendiamo ad esempio il quadro scelto per la copertina dell’anticipazione. Canto d’amore del 1914 mostra una testa di pietra o gesso, una palla verde e un guanto. I tre oggetti sono in primo piano sullo sfondo di una città che si riconosce come Ferrara, stando alla sua biografia. A parte l’analisi sulle ombre fatta in approfondimento si vuole notare la dimensione degli oggetti. Da notare come siano di una dimensione incomprensibilmente unitaria. A meno del patto si tratti di una dimensione altra, metafisica. Altri dell’avanguardia artistica interpretano la decontestualizzazione chirichiana con risvolti diversi, altrettanto interessanti.

    Il tentativo di riflessione del pittore di origini greche nasce dalla necessità di a-logicità. Sospinto dalla pesante congiuntura intellettuale del periodo quasi totalizzante, già totalitaria. E dall’imprescindibile volontà di convivenza conscia con l’altro il diverso.

    Ogni cosa ha la sua realtà di esistenza al di là dell’uso comune con il quale viene adoperata.

    In letteratura si potrebbe paragonare all’attenzione che si pone al significato puro della parola. Conosciuta nei suoi numerevoli significati, si può non solo impiegarla con padronanza, ma specialmente si riesce a comprendere con maggior permeabilità.

    Oggi ragionarvi permetta di fare luce sulla crudeltà delle incomprensioni interculturali.

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