Storia dell'Arte

il Novecento tra le due guerre: l’arte italiana tra i ’20 e i ’40

Felice Casorati, Le due bambine, 1912
Felice Casorati, Le due bambine, 1912

Per la copertina un’opera giovanile di Felice Casorati (Novara 1886 – Torino 1963), partecipe del Novecento tra gli anni ’20 e i ’40, periodo in cui la stilizzazione superera la superficialità esteriore. Già ne Le due bambine del 1912 Sironi ha il gusto pacato che lo contraddistingue. La sua arte è pacata e riservata.

In generale, l’Europa ha la tendenza a riproporre le sue basi culturali.

Necessità, quella di richiamare i maestri, che si fece pregnante al termine del primo conflitto mondiale quando gli intellettuali e artisti si trovarono in un momento di “vuoto culturale”. Le avanguardie del primo Novecento furono sfugate dalla guerra, si recise la linea di sviluppo che collegava naturalmente le necessità espressive e comunicative degli artisti. Ricominciare da dove si era dovuto interrompere, non fu possibile. Gli artisti si innestarono al “ramo principale”, ancora verde, ancora carico di senso. Il taglio vivo arrivò addirittura al Quattrocento se non addirittura al Trecento europeo. Maurice Raynald chiamò questo fenomeno rappel a l’ordre, richiamo all’ordine.

Quello che si fece in Francia e specialmente in Italia fu un riassesto della prospettiva; così come della razionalità.

L’indicazione quattrocentesca (Bramante, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti) è valorizzare i volumi geometrici come unità del reale.

Nel ‘400 si dipinse impegnando lo spazio di cui si strutturava proporzioni. I volumi del corpo furono mossi in modo tale da rendere la passione degli uomini presenti nel luogo e nello spazio, in pieno contatto con le pulsioni più intime. Non a caso gli studi sulla struttura anatomica raggiunsero culmine. Il ‘300 piuttosto provò a significare una semplificazione delle forme. L’arte a quell’epoca aveva avuto un’intenzione narrativa iconoclasta. Si usò per spiegare e specialmente rimembrare i fatti del Vangelo e la Storia dei santi. D’obbligo al trecento si immagini Giotto.

Il gruppo artistico che si costituì nel 1922 a Milano si diede nome Novecento e comprese tra il suo novero moltissimi artisti. I più prolifici furono Carrà, Morandi, Casorati (di cui la copertina), Campigli Massimo, Sironi Mario, De Pisis e Rosai e ancora Lorenzo Viani (Viareggio 1882-Roma 1936) artista ribelle.

Morandi natura morta
Giorgio Morandi, brocca e bottiglie

In Morandi manca quasi del tutto la figura umana. I suoi temi preferiti sono nature morte con o senza fiori e paesaggi. Più che la persona, anzì del tutto assente, prevale l’oggetto, immobile, immanente, immutabile o sempre uguale a se stesso. A suo favore si afferma: manca del tutto di monotonia. Le variazioni che dispone sono essenziali. Giorgio Morandi (Bologna/1890-1964)  raggiunge l’essenza degli oggetti e ha una resa volumetrica tale che non stufa. Gli oggetti in uso sono tutto sommato sempre gli stessi, cambia il momento spirituale su cui sono mossi.

Casorati, Una donna (o L'attesa) 1921 tempera su tela m 1,37x 1,27
Casorati, Una donna (o L’attesa) 1921 tempera su tela m 1,37x 1,27

Casorati e Campigli disegnano figure umane, studiano e stilizzano i volumi. Il primo, Felice Casorati (Novara 1886- Torino 1963) ha come nota distintiva la capacità di collocare le figure entro una precisa intelaiatura spaziale. Campigli (Firenze 1895- Saint Tropez, FR, 1971) stilizza più dell’altro e nelle sue opere si vedono le influenze dell’approfondito studio sull’antico. (per confronto ved. spec. Le amazzoni, Campigli, 1928 )

Mario Sironi disegna paesaggi urbani per lo più. Per quanto riguarda i ritratti che stila, si riconoscono perché sono stesi su pochi piani. Le sue figure sono spigolose per il fatto che non sono inserite in una prospettiva fluida, sembrano a scatti.

Filippo De Pisis e Arturo Tosi prendono a modello l’impressionismo, amano i paesaggi naturali. Rosai (Firenze 1895-Ivrea 1957) dipinge Firenze, sua città natale. Ne narra i vicoli, le bische, i musicisti, i vicoli talvolta bui, tortuosi.

Carlo Carrà, autunno al mare
Carlo Carrà, autunno al mare

E Carrà (Carlo Carrà Alessandria 1881- Milano 1966) ammira Paolo Uccello, studia la prospettiva aerea di Leonardo, medita su Cezanné e sul cubismo. I suoi quadri in cui i cieli divengono quieti orizzonti davanti ai quali pacata si leva l’apparizione del paesaggio hanno per oggetto vedute della Valsesia, della Liguria e della Versilia che dal ’26 diviene sua meta estiva fissa. Dipinti durante l’inverno soffrono delicatamente della attesa nella memoria. I quadri abbozzati in estate sono terminati durante l’inverno a Milano, lontano dal loro luogo di ritratto.

Con l’arte italiana tra le due guerre siamo lontani dalla vasariana imitazione del vero. In linea di massima si disegna la natura inquadrandola in un ordine, l’ordine della ragione umana.

Il Novecento, termine con cui genericamente si riferisce a tutta la produzione artistica italiana tra gli anni ’20 e ’40, fu gradito al partito fascista per la manifesta volontà di ritorno all’ordine e per la plasticità delle forme, anche se come si è visto su Ottone Rosai i temi sono tutt’altro che fascisti, si potrebbero dire veristi.

di Elettra Nicodemi

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2 risposte »

  1. Novecento è il nome che si diede il gruppo artistico unitosi a Milano nel ottobre del 1922. La studiosa dell’allora arte contemporanea, Margherita Sarafatti, collaboratrice del Popolo d’Italia, giornale del partito fascista, fu ispiratrice e madrina del gruppo. Storicamente Novecento designa il gruppo di 7 pittori fondatori, tuttavia per estensione, in campo artistico, si intendono con Novecento i pittori italiani e le loro produzioni nel periodo successivo alla prima mondiale, nel ventennio che unisce le due guerre mondiali, precisamente fino agli anni 1933-34. Il Novecento non pubblicò mai manifesto di ideologia, non si può perciò intenderlo come una vera tendenza. Inoltre sia chiaro, non espresse mai temi fascisti. Il partito fascista lo vedeva di buon occhio per il ritorno all’ordine di cui si contraddistingueva, il rappelle a l’ordre di cui si è parlato nell’approfondimento il Novecento tra le due guerre: l’arte italiana tra i ’20 e i ’40. Stay tuned!

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